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Fiat investe 700 milioni per il Ducato

L’ad Marchionne annuncia il piano di sviluppo per la Sevel in Val di Sangro Ma avverte: senza regole potrebbe essere l’ultimo impegno in Italia

Fiat investe 700 milioni per il Ducato

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Nonostante la crisi, le immatricolazioni in calo e le prospettive di ripresa in certe, Fiat continua a scommettere sull’Italia. L’amministratore delegato, Sergio Marchionne, ha annunciato investimenti per 700 milioni nel’arco di cinque anni per lo stabilimento Sevel in Val di Sangro dove viene prodotto il Ducato. Questa operazione che l’ad ha illustrato incontrando gli operai della fabbrica abruzzese, consentirà alla Sevel di confermarsi sempre di più uno stabilimento automobilistico all'avanguardia nel mondo. Gli investimenti, di cui 550 milioni di euro provenienti da Fiat-Chrysler e 150 milioni di euro da PSA, includeranno l'inserimento di 60 robot di lastratura, il rinnovo di 25 sistemi di spruzzatura in verniciatura, un nuovo impianto di assemblaggio e la riorganizzazione logistica e predisporranno lo stabilimento per la produzione di una più ampia gamma di prodotti al fine di soddisfare le diverse e molteplici esigenze dei clienti e del mercato.

Il presidente della Regione, Gianni Chiodi, in un incontro riservato con larchionne ha garantito che «la Regione Abruzzo è pronta a fare la sua parte nel processo di investimento». Chiodi ha dato anche risposte su alcuni problemi legati alla realizzazione di infrastrutture. Il riferimento è al completamento della Fondo valle del Sangro, un'opera ferma ormai da decenni e che potrebbe vedere un finanziamento della Cassa depositi e prestiti.

«Non lasciamo gli stabilimenti europei in balia di un mercato in declino. Investiamo in Italia per preservare l'ossatura manufatturiera del Paese», ha detto Marchionne, ricordando che «in meno di dieci anni i dipendenti del Gruppo sono aumentati di 15 mila unità». Accolto da un lungo applauso dai 6.200 dipendenti che dal 1982 producono soprattutto il Ducato, Marchionne ha anche lanciato un messaggio alla politica. «Senza regole certe questo alla Sevel è l'ultimo investimento».

Il manager ha insistito sull’importanza di avere un quadro di certezze. «Abbiamo bisogno di sapere che gli accordi vengano rispettati, che vengano riconosciute e tutelate la libertà di contrattazione e la libertà di fare impresa, come avviene nei Paesi di normale democrazia. Sarei un ingenuo se non sapessi che, come industriale, appartengo ad una categoria cui spesso è stato fatto carico di aver determinato lacerazioni e contrasti nel tessuto sociale del Paese. Ma gli atti della Fiat, il coraggio che stiamo dimostrando, scommettendo e investendo sull'Italia, sono una prova tangibile del nostro impegno e della nostra forza unificatrice che l'industria può rappresentare per il Paese».

Marchionne ricorda che finora il Lingotto ha investito 23,5 miliardi contro circa 742 milioni di euro di agevolazioni. «È assurdo dire che viviamo alle spalle dello Stato».

Ma questa non è l’unica polemica sulla quale il manager è tornato. C’è la sentenza della Corte Costituzionale e l’ad dice chiaro e tondo che «non possiamo accettare il boicottaggio dei nostri impegni, avallati anche da autorevoli istituzioni». Ed è certo che «la sentenza della Consulta aggiunge incertezza». Con questa decisione la Consulta, rimarca Marchionne, «ha ribaltato l'indirizzo che aveva espresso in numerose altre occasioni, sullo stesso tema, durante gli ultimi 17 anni nei quali è in vigore la presente forma dell'articolo 19 dello statuto dei lavoratori».

Quindi disponibilità alla Fiom. Marchionne dice che è pronto ad accettare la richiesta di incontro avanzata dalla Fiom dopo la pronuncia della Corte Costituzionale sulla rappresentanza sindacale in fabbrica, ma non intende rimettere in discussione gli accordi già siglati. «Siamo più che disposti ad incontrarli - ha detto Marchionne - tenendo come dato acquisito che non possiamo assolutamente mettere in discussione accordi già presi dalla maggioranza e che peraltro sono stati cruciali nel dare vita a realtà produttive d'eccellenza a livello europeo. Poi rivolto al governo chiede che «proponga qualche soluzione, ci dica quali sono le nuove norme che vanno a rimpiazzare l'articolo 19».

Intanto il Gruppo si muove sul fronte industriale e sul mercato dei capitali. Ieri a Torino l'assemblea degli azionisti di Fiat Industrial ha approvato, con il 97,83% voti favorevoli, la fusione con Cnh Global. Si tratta per Marchionne di «un passo epocale e del punto di arrivo naturale di un lungo processo iniziato anni fa». Il primo cda di Cnh Industrial, si riunirà in Inghilterra, mentre l'assemblea degli azionisti si terrà in Olanda, dove c'è la sede legale della società. Continuano le trattative con Veba per Chysler.

Marchionne ha escluso che ci possa essere una conclusione delle trattative prima dell'annuncio della prossima trimestrale a fine luglio.

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