La scena è molto simile a quella del febbraio scorso. Milano. Piazza Affari «ricoperta» di caschetti gialli. Quelli utilizzati nei cantieri edili. Cinque mesi fa erano distribuiti a rettangolo, stavolta formano un vortice. Una scelta tutt’altro che casuale visto che l’intenzione di chi lo ha realizzato è quella di rappresentare il vortice che sta inghiottendo il settore delle costruzioni: 450mila posti di lavoro persi dal 2008 ad oggi. Benvenuti alla «giornata della collera» (bis). Un’iniziativa pensata e realizzata dai rappresentanti dell’edilizia italiana stanchi delle continue «vessazioni», amministrative e burocratiche, che sono costretti a subire. E che, di fatto, rendono impossibile la ripresa. Così eccoli nuovamente a Milano. Attorno al «dito medio» realizzato da Maurizio Cattelan e di fronte alla Borsa, il tempio dell’economia finanziaria "responsabile" della crisi che ha messo in ginocchio l’interno sistema. Presenti oltre 30 associazioni i cui esponenti si sono alternati per indicare la strada da percorrere. Per l’occasione hanno realizzato anche dei quaderni delle dove hanno elencato 100 «ostacoli» alla crescita che potrebbero essere cancellati subito. «Vogliamo essere liberati dalle vessazioni che ogni giorno subiamo e che sono una zavorra insostenibile per ripartire - ha detto Claudio De Albertis, presidente di Assimpredil Ance - ne abbiamo individuate 100, da cancellare con un colpo di spugna a costo zero per l’Erario». Si tratta, ha proseguito, di «vessazioni che bloccano il settore e che complicano inutilmente la vita agli addetti ai lavori. Sono un vortice che non ha via d’uscita per chiunque voglia agire nel rispetto delle regole e della legalità, un’esondazione normativa di cui tutti, in parte, siamo responsabili». «La perdita produttiva nel settore tra il 2008 e il 2012 - ha aggiunto De Albertis - ha ormai raggiunto il -26% in termini reali, ovvero 43 miliardi di euro in meno, che ha riportato i livelli di produzione a quelli di 40 anni fa. Nel quinquennio 2008-2012 c’è stata una riduzione degli investimenti nelle costruzioni del 26%, con -47% per le nuove costruzioni e -39% per le opere pubbliche. I posti di lavoro persi sono arrivati a 446.000, e se si considerano anche i settori collegati alle costruzioni arriviamo a quota 690.000». Altro dato «impressionante», ha sottolineato, le ore di Cassa integrazione, passate da 40 milioni nel 2008 a 140 milioni nel 2012, mentre nei primi 4 mesi del 2013 si è registrata un’ulteriore crescita del 26% sullo stesso periodo del 2012. Un vero e proprio «bollettino di guerra». E forse per questo il presidente dell’Ance, Paolo Buzzetti, intervenendo a sostegno della manifestazione di Milano, ha invocato un «piano Marshall dell’edilizia». «L’iniziativa in corso a Milano è un nuovo importante appello da parte delle imprese di costruzione a fare in fretta per evitare la deindustrializzazione di un settore che è fondamentale per la ripresa - ha spiegato -. Le nostre rilevazioni presentate lo scorso giugno nell’ambito dell’Osservatorio congiunturale danno il segno di un settore ormai allo stremo con una disoccupazione record che sta toccando quota 700 mila unità in meno dall’inizio della crisi. E arrivati a questo punto pannicelli caldi non bastano. Come andiamo ripetendo da mesi serve un Piano Marshall dell’edilizia che coniughi soluzioni tecniche a fondi pubblici necessari per ridare lavoro alle imprese». Inoltre è necessario «pagare tutto e tutte le imprese che vantano da anni debiti ingenti con la pubblica amministrazione. Una battaglia di civiltà quella dei pagamenti della P.a. che noi per primi dell’Ance abbiamo ingaggiato e che finalmente ora sta dando i primi frutti. Anche se, come mostreremo giovedì nel corso della nostra Assemblea annuale, i nuovi dati a nostra disposizione mostrano una situazione attuale tutt’altro che rosea». A fianco degli operatori del settore edile anche il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi: «Oggi abbiamo il dovere di protestare contro che le vessazioni che affliggono il settore. Possiamo essere il fattore che fa ripartire il Paese, ma il nostro deve essere un Paese normale in cui ci sia il gusto di fare investimenti senza il rischio di vessazioni di ogni tipo. Sono con voi e mi batterò quanto so che ognuno di voi è pronto a battersi». Anche perché per il numero uno di viale dell’Astronomia il futuro è tutt’altro che roseo: «Le vessazioni sono quelle che ci impediscono di ripartire. Negli Stati Uniti la ripresa c’è stata basandosi in gran parte sul settore delle costruzioni. Nel nostro Paese il fatto che non si riesca a ripartire è dovuto alle complicazioni e burocratiche. Abbiamo bisogno di semplificazione. Ci stiamo battendo. Questo governo sta ascoltando e dando qualche segnale d’attenzione, ma il cammino è molto lungo».
E i «caschetti gialli» tornano a piazza Affari
Protesta«Giornata della collera» per gli operatori del settore edile Nel mirino le «vessazioni» amministrative che bloccano la ripresa
