Tre anni per abolire il finanziamento pubblico ai partiti. O, meglio, per sostituirlo con i contributi volontari dei privati. Eppure la prospettiva già spaventa i tesorieri che piangono miseria e denunciano i «rischi per la democrazia e per l’esistenza stessa dei partiti». A farsi sentire, ieri, è stato il senatore del Pd e «storico» tesoriere dei Ds Ugo Sposetti. Che in due colloqui con Unità e Repubblica dice senza mezzi termini quello che tra i Democratici, lontani dai microfoni, sono in tantissimi a sostenere: i soldi ai partiti servono. «Al governo dico: state molto attenti a quello che fate. Qui c’è in gioco la democrazia e non vorrei che l’Italia si allontanasse dal modello europeo». I partiti, ricorda Sposetti all’ Unità citando un pronunciamento del Parlamento europeo, vanno considerati come «strumenti essenziali della democrazia». Per cui «potrebbe accadere che gli italiani finanziaranno i partiti europei, rifiutandosi di sostenere i propri. È logico?». «Il finanziamento - sottolinea il tesoriere Ds - è stato appena dimezzato. Sarebbe logico aspettare qualche anno e agire dopo averne verificato gli effetti. Comunque in Senato deciderò il da farsi, dopo aver visto le eventuali modifiche alla legge che saranno apportate dalla Camera». Nel caso il governo si impuntasse «chiederò al mio capogruppo il permesso di dissentire e di fare proseliti in difesa della democrazia». E nell’intervista a Repubblica Sposetti si spinge oltre: «Letta non vuole abolire il finanziamento, vuole abolire i partiti. E quando non ci saranno più i partiti, non ci sarà più la democrazia rappresentantiva». Sul finanziamento, «il governo ha un atteggiamento antipolitico, demagogico e populista». Parole nette che provocano rapidamente una reazione tra i «governisti» del Pd: «Sposetti - replica Francesco Boccia, presidente della Commissione Finanza alla Camera - sbaglia quando dice che Letta ha in mente un’azione contro i partiti. Sarebbe bello vivere in un paese nel quale alla fine dell’anno, in sede dichiarazione dei redditi, l’italiano decide di premiare il partito in cui crede». A sorpresa, però, la posizione dell’ex tesoriere dei Ds trova rapidamente proseliti anche in campo avverso. Sono in tanti, nel Pdl, a «dimenticare» l’impegno preso in campagna elettorale, quando il contratto con i parlamentari fatto firmare da Silvio Berlusconi prevedeva un rapido superamento delle sovvenzioni statali. «Condivido l’intervista di Sposetti dalla prima all’ultima parola - dice il senatore del Pdl Francesco Giro - io non voterò mai una legge liberticida per abolire i partiti. Al popolo interessano tasse, pensioni e lavoro. E sempre la gente sa bene che i tagli ai costi della politica riguardano soprattutto la maxi-burocrazia di Stato, Regioni, Comuni e Province. Altro che partiti. Abbiamo dimezzato il fondo. Ora basta». «L’abrogazione del finanziamento pubblico dei partiti - rincara la dose Fabrizio Cicchitto - porterebbe anche alla loro abrogazione e ancora devo conoscere una democrazia parlamentare senza partiti. Su questo andrebbe aperta una riflessione senza demagogia». «Per assicurare trasparenza non serve eliminare i rimborsi - insiste Elena Centemero - basta imporre regole più rigide di rendicontazione, con tetti definiti e rispettati ed erogazione di rimborsi solo dopo la presentazione di fatturazione». Alla fine tocca all’attuale tesoriere del Pd, Antonio Misiani, provare a smorzare le polemiche e indicare una via di mezzo: «Da parte nostra non esiste alcun lavoro contro il ddl del governo - assicura in una nota - semmai vogliamo migliorarlo in alcuni punti: introducendo un tetto massimo alle singole donazioni private, che non c’è nel ddl Letta. Senza il tetto il miliardario di turno potrebbe letteraralmente comprarsi partiti a suon di milioni». «In secondo luogo - aggiunge Misiani - le forti agevolazioni fiscali per le piccole donazioni previste dal ddl Letta sono migliorabili, per esempio agevolando di più le donazioni da persone fisiche e di meno quelle da persone giuridiche». «Il fatto che io da tempo stia studiando le esperienze straniere di Paesi in cui il finanziamento pubblico è assai debole - conclude Misiani - dimostra che intendiamo prepararci alla prospettiva del superamento dei rimborsi elettorali». Tante buone intenzioni, quindi. Ma intanto tra un paio di settimane ai partiti arriveranno i 91 milioni di rimborsi previsti dall’attuale legge. E, a quelli, per adesso, (quasi) nessuno vuole rinunciare.
Il Pd non molla i soldi e tenta di boicottare il ddl del governo Letta
L’ex tesoriere Sposetti: «Sbagliato abolire il finanziamento». Parte del Pdl si accoda
