Politica

In Sicilia parte la sfida Renzi-Civati

Prima convention dei fedelissimi del sindaco di Firenze A Messina caos Pd. A Ragusa cresce la corrente di Pippo

PALERMO La rotta è la Sicilia. L’obiettivo è preparare il terreno in vista delle primarie per la segreteria nazionale. Certo, Matteo Renzi, ha già messo delle radici nell’Isola, e ben salde, tant’è che mira alla segreteria siciliana. Giuseppe Civati, invece, comincia a fare i primi passi. Entrambi lavorano sotto traccia e con il vento in poppa. La nomenklatura isolana del Pd, infatti, è in tutt’altre faccende affaccendata tra lotte intestine, scandali giudiziari, resa dei conti per il flop elettorale delle amministrative di giugno. E come a Roma impegnata nei cantieri congressuali. E così, mentre i compagni sono distratti, l’aspirante premier fa l’ennesimo colpaccio: imbarca il quarantenne sindaco di Agrigento, Marco Zambuto, che folgorato da Renzi lascia l’Udc e approda nel Pd. Per lui il cambio di casacca non è certo una novità: aveva già militato anche nel Pdl. Una scelta che provoca inevitabili reazioni scomposte tanto nell’Udc e quanto nel Pd. Ma sta di fatto che il sindaco di Agrigento, oramai ex vicesegretario Udc, è tra le fila renziane. Il colpo di fulmine tra Renzi e Zambuto nasce a Comiso, nel Ragusano, nel corso della campagna elettorale di giugno. Ed è proprio nella cittadina iblea che il rottamatore ha portato a casa un’altra vittoria: il suo candidato a sindaco, Filippo Spataro, è stato eletto. Come renziano è anche il nuovo sindaco, Santo Caruso, di Aci S. Antonio nel Catanese. Non è cosa da poco, in una terra dove affondano radici decennali di un sistema politico blindato e tutt’altro che pronto a cambiare. Zambuto, tra l’altro, non è l’unico sindaco seguace di Renzi di un capoluogo di provincia. C’è anche il neo primo cittadino di Siracusa, Giancarlo Garozzo. Insomma, Renzi tenta di espugnare la Sicilia, mentre la nomenklatura chiacchiera. Il bottino del rottamatore è di due capoluoghi di provincia, un centinaio di amministratori tra sindaci, assessori e consiglieri, e un altro piccolo esercito è pronto a passare con lui. Risultati di tutto rispetto a tal punto che ieri è andata in scena la prima kermesse renziana in Sicilia. Promotori, il capo dei renziani in Sicilia, il deputato nazionale, Davide Faraone, e il candidato alla segreteria siciliana, il parlamentare regionale, Fabrizio Ferrandelli. A Palermo hanno chiamato a raccolta oltre trecento amministratori locali. Altri meeting sono in programma nell’Isola. Roba che scuote sempre più i Dem spaccati in sei correnti. Ma a scuotere il Pd sono anche le nuove parole di Renzi, intervistato da RaiNews24 e Speciale Tg5 . Renzi ha spiegato che deciderà se candidarsi o meno a segretario «quando ci saranno regole certe». Ribadisce che non vuole spaccare il partito e «non ci saranno scissioni», ma non vuole un Pd che sia «il Pci 2.0 o la Dc 2.0» e lo invita «a discutere dei problemi dell’Italia e non più di correnti e correntine. I dirigenti smettano di guardarsi l’ombelico. Si vince prendendo i voti dei delusi dal centrodestra». A Epifani «non devo dire nulla, ma convochi il congresso». E sul governo Letta incalza: «Deve fare contenti e piacere agli italiani, non a Brunetta o Schifani». Come dire: deve fare il bene del Paese senza farsi condizionare dal Pdl. Ma precisa: «È una barzelletta che io sia contro Letta». Frattanto, a Messina, nel Pd è già resa dei conti. A innescare la miccia, lo scandalo della formazione professionale che vede indagati una sfilza di esponenti Dem, tra cui il deputato nazionale, Francantonio Genovese, il parlamentare regionale, Franco Rinaldi (cognato di Genovese), le rispettive mogli oltre ad altri parenti, e il tesoriere Concetta Cannavò. Uno tsunami che si rafforza con la disfatta del Pd alle amministrative di giugno. Anche nella città dello Stretto, i renziani tengono sotto scatto i vertici del partito. E chiedono una «immediata» convocazione delle assemblee cittadina e provinciale e l’indizione di un congresso straordinario. Altro terreno franoso per il Pd e quello Ragusano, dove, questa volta, a tenere il timone nelle mani è il deputato nazionale Giuseppe Civati, pronto a sfidare Renzi. A Ragusa, Civati ha il suo quartier generale isolano. Al comando, Valentina Spada, segretaria dei giovani Pd del capoluogo ibleo.

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