Politica

Fiat e politica, scoppia il "caso Boldrini"

Polemica sul rifiuto della presidente della Camera dei Deputati di visitare uno stabilmento dell’azienda. Si dividono sindacati e politica. La Gelmini attacca: «Gesto sbagliato, divisivo. Il ruolo impone di parlare da una tribuna istituzionale e non elettorale».

È diventato a tutti gli effetti un caso politico il «no grazie» della presidente della Camera dei Deputati Laura Boldrini (Sel) all’invito dell’ad della Fiat Sergio Marchionne a visitare uno degli impianti dell’azienda. Un rifiuto che spacca sia il fronte sindacale sia quello politico. Praticamente scontato l’asssit della Cgil, con Susanna Camusso che definisce l’invito della Fiat «provocatorio», mentre per Giuseppe Farina, segretario generale Fim Cisl, è stato un gesto sbagliato, nel merito e nel metodo «certamente non adeguati al ruolo istituzionale che l’onorevole Boldrini ricopre». Il presidente della commissione Industria al Senato, Massimo Mucchetti (Pd) commenta con una lettera aperta: «La Fiat invita la presidente della Camera a visitare la Sevel, cicerone Sergio Marchionne, ma Laura Boldrini rifiuta. È uno strappo, ma forse anche un’occasione mancata. C’è modo e modo - scrive Mucchetti - di visitare le fabbriche. Si può andare a Melfi, come fece Mario Monti per sponsorizzare Marchionne ed esserne sponsorizzato. Ma si può anche andare a vedere, con la fabbrica, il gioco del suo gerente». Duro invece il commento del vice capogruppo vicario alla Camera, Maria Stella Gelimini (Pdl): «Dobbiamo il massimo rispetto alle nostre cariche istituzionali, in particolare ai Presidenti delle nostre Assemblee parlamentari, che rappresentano il nostro Paese ed il nostro popolo. Per questo motivo - sostiene l’ex ministro - abbiamo più volte stigmatizzato, nella scorsa legislatura, l’interpretazione politica che il presidente Fini ebbe a dare del proprio ruolo, creando un pericoloso precedente. Ora il gesto della Presidente Boldrini contro una grande impresa nazionale e la stragrande maggioranza dei suoi lavoratori sembra purtroppo voler continuare lungo quel percorso divisivo, sbagliato e anche minoritario. La lotteria elettorale e un bizzarro tentativo politico, per fortuna fallito, hanno dato alle nostre Camere due nuove Presidenze che non debbono mai dimenticare di parlare, da una tribuna istituzionale, la lingua e il sentimento del nostro popolo». Rincara la dose il capogruppo Pdl a Montecitorio, Renato Brunetta: "Ci sono gesti che preoccupano. Nei giorni scorsi il presidente Boldrini si e' schierata senza nemmeno un velo di pudore dalla parte della Fiom rifiutando di incontrare non tanto l'ad di Fiat Marchionne, quanto la grandissima parte dei lavoratori di Val di Sangro, quasi che la cittadina presidente debba rispondere non al popolo italiano ma a Landini e Vendola -  ha spiegato Brunetta - Il presidente Grasso, a sua volta, domenica scorsa aveva di fatto preconizzato una nuova maggioranza sostenuta dai grillini, costringendo il capo dello Stato a riparare i danni minimizzando. In fondo capiamo Boldrini e Grasso: sono esito di uno momento politico temerario, allorché Bersani coltivava sogni di maggioranze strampalate. Ma quella stagione è finita, ed è bene che la strana coppia recuperi il senso delle istituzioni e la finisca di coltivare velleità non in linea con il proprio compito di rappresentanza democratica".

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