La discussione sulla possibile ricomposizione della destra sembra stia entrando nel vivo come le numerose iniziative delle ultime settimane testimoniano. L'accelerazione improvvisa è stata data, chissà se involontariamente, anche da Berlusconi nel momento in cui ha annunciato la rinascita di Forza Italia. Naturalmente chi, pur avendo aderito al Pdl, non si riconosce in quella formazione che sembrava superata con la costituzione del soggetto unitario del centrodestra nell'aprile 2009, è fin troppo naturale che non accetta di essere cancellato, ma intende offrire un apporto costruttivo a una nuova aggregazione di forze diverse dando vita a una formazione chiaramente di destra. È tutt'altro che scandaloso, infatti, come è sembrato a qualcuno, ricomporre ciò che era andato sbiadendo in un contenitore dove hanno trovato posto numerose anime, ma nel quale non è stata elaborata un'identità unitaria tale da superare le diversità le quali più che costituire un arricchimento per il Pdl si sono rivelate prive di capacità di intervento volgendosi alla mera gestione del potere, pur con tutte le attenuanti derivanti dalla difficile situazione economica e sociale. Chi sostiene, comuque, una "rinascenza" della destra non sembra essere mosso dall'idea di suscitare orgogliose passioni e non sopite aspettative politiche. L'intento appare piuttosto mirato a comporre una soggettività che in una democrazia è indispensabile sia al fine di modulare in maniera ordinata gli equilibri rappresentativi sia per costituire un elemento di raccordo con altre forze nella prospettiva auspicabile di formare un nuovo centrodestra. Si discute molto in queste settimane di come superare l'impasse politico-istituzionale guardando, ovviamente al termine di un percorso riformista che si presenta piuttosto difficoltoso, a una Terza Repubblica. Se essa vedrà la luce è evidente che le famiglie "classiche" della politica, adeguatamente rinnovate, dovranno trovare il loro spazio e la loro agibilità. Del resto se Silvio Berlusconi, constatato che i partiti a "vocazione maggioritaria" hanno scarsa fortuna in Italia, si è rassegnato a riesumare Forza Italia, non si capisce per quale motivo una destra ricomposta, ristrutturata, modernizzata non possa riprendere un terreno ad essa congeniale e competere con altre, da alleata con alcune e da avversaria con altre. È questo il senso di chi ritiene come nel segno della rinnovata speranza di cambiamento delle istituzioni e della politica repubblicane si possano sviluppare soggettività in grado di contribuire, con le idee e le proposte innanzitutto, ad uno svolgimento meno confuso ed approssimativo della vita pubblica. La destra porterebbe il suo bagaglio di esperienza e tradizione e una cultura dello Stato, della nazione, della comunità, della sovranità, della solidarietà e del merito che fanno parte del sua storia insieme a quella certa idea dell'Europa vilipesa dai burocrati e dai tecnocrati che hanno contagiato il Vecchio Continente smembrando identità e culture sacrificate sull'altare del pensiero unico e dell'alta finanza. Ciò dovrebbe rassicurare più o meno tutti coloro che sono interessati al progetto, a cominciare da Fratelli d'Italia le cui riserve, ben note, dovrebbero cadere davanti alla prospettiva di un rinnovamento radicale come da tutti auspicato. Si comprendono le preoccupazioni di chi rappresenta in Parlamento una sia pur minuscola (numericamente beninteso) istanza di destra, ma sarebbe eccessivo se si ponesse di fronte alla questione con l'ansia di sentirsi risucchiato in un soggetto più vasto. Se, come viene esplicitamente ammesso, in questa fase soprattutto dovrebbero essere le idee al centro della riflessione, non si capisce per quale motivo ciascun gruppo non possa dare il proprio apporto costruttivo salvo poi distinguersi o riconoscersi in un partito unitario. In un ambito coalizionale, oltre il quale ogni azione politica sarebbe velleitaria, la destra, invece che enfatizzare antichi rancori e più recenti incomprensioni, dovrebbe provare a ricomporre le fratture, magari attraverso un processo federativo tra i vari soggetti. E a tale scopo sarebbe utile indire una Costituente per la destra nazionale ed europea che raccogliesse i frutti del vasto dibattito che si sta sviluppando. Nessuno si nasconde la difficoltà dell'operazione, ma se si agisce allo scopo di offrire agli elettori che oggi non votano una concreta promessa di rinnovamento nazionale, è probabile che l'operazione vada in porto. Finalizzata naturalmente alla costruzione di una Terza Repubblica, presidenziale e partecipativa.
A destra per la Terza Repubblica
di Gennaro Malgieri - La discussione sulla possibile ricomposizione della destra sembra stia entrando nel vivo come le numerose iniziative delle ultime settimane testimoniano. L'accelerazione...