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La carta stampata non è defunta per Murdoch e Fiat

di MarloweDue notizie "hard" in poche ore dal fronte finora immobile della carta stampata. Venerdì 28 giugno la Fiat ha comunicato di salire dal 10,49 per cento della Rcs (gruppo che edita tra i...

Due notizie "hard" in poche ore dal fronte finora immobile della carta stampata. Venerdì 28 giugno la Fiat ha comunicato di salire dal 10,49 per cento della Rcs (gruppo che edita tra i quotidiani il Corriere della Sera e la Gazzetta dello Sport) al 20,135, nel quadro dell'aumento di capitale tra azionisti vecchi e nuovi. Riflettori spostati da Torino a New York ed ecco a tarda sera l'annuncio di Rupert Murdoch, proprietario di News Corp., la holding nota in Italia per Sky, ma che in giro per il mondo controlla molte altre emittenti, gli studi cinematografici 20th Century Fox, e giornali tra i quali The Times e Sunday Times, il New York Post ed il Sunday Post, il Wall Street Journal; nonché la casa editrice Harper Collins ed il gruppo Dow Jones, comprato nel 2007 dai Bancroft, una delle grandi dinastie della East Coast. E varie altre cose. Murdoch, detto "lo Squalo", è uomo di gusti eclettici, editoriali e politici. Accanto alle testate più prestigiose fino a poco tempo fa ha schierato due tabloid inglesi, il Sun ed il News of the World, un domenicale da tre milioni di copie chiuso dopo uno scandalo di intercettazioni telefoniche. Secondo molti era il preludio del declino nell'editoria tradizionale; invece lo Squalo, 82 anni, non ha intenzione di abbandonare, ma rilancia. L'impero viene così diviso in due: la carta stampata da una parte, nella News Corp., e cinema e tv dall'altra, sotto le insegne della 21st Century Fox - un po' di futuro non guasta mai -, con il marchio Fox destinato in prospettiva a diventare preponderante. Che cosa significano queste operazioni così diverse nelle proporzioni? Che gli strateghi - Sergio Marchionne da una parte, Murdoch dall'altra, due tipi non certo abituati a gettare il denaro - non mollano l'editoria, neppure in mezzo alla più grande crisi mondiale di consumi e lettura. Anzi. Presto i destini potrebbero diventare incrociati, come nel film con Harrison Ford e Kristin Scott Thomas. In che modo? Scalando la Rcs e diventandone i primi azionisti industriali, Marchionne e John Elkann stabiliscono sul Corriere un predominio strategico che ha fatto imbufalire altri pretendenti. Tra tutti Diego Della Valle, fino alla vigilia dato per vincente. Il proprietario di Tod's è stato il primo a parlare di una futura alleanza tra Lingotto (Elkann è nel board di News Corp.) e Murdoch: un "portage", come si dice nella finanza. Non è da ora che Diego ci va giù piatto: "Marchionne ed Elkann sono furbetti cosmopoliti" disse mesi fa. ora è sempre lui a indicare i denti aguzzi dello Squalo che starebbero per stringersi anche su via Solferino. Come sempre nel mondo del business, più che le parole conta però la sostanza. E la sostanza ed i soldi dicono che due big del capitalismo mondiale non credono alla profezia di Philip Meyer, docente alla University of North Carolina: secondo la quale "nel 2043 si venderà l'ultima sgualcita copia del New York Times". C'è ancora tempo e si fanno affari. La carta stampata non è morta, anzi.

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