Politica

Ad Arcore bagno di folla per il Cav: «Resisti» Lui ringrazia ma non parla

E la Consulta spiega: «Berlusconi poteva non partecipare al Consiglio dei ministri»

Alla fine è uscito da casa e ha ringraziato. Glielo avevano sconsigliato i suoi legali ma Silvio Berlusconi non si è voluto sottrarre ai militanti che lo hanno acclamato per ore di fronte alla villa di Arcore. Alcune centinaia di persone hanno manifestato la solidarietà all’ex premier dopo la sentenza sul caso Ruby di lunedì scorso. Numerose le bandiere del Popolo della libertà ma altrettanto quelle di Forza Italia dopo che nei giorni scorsi ne è stata annunciata la «rinascita». A fianco dell’ingresso di Villa San Martino è stato predisposto un piccolo palco dove i militanti si auguravano potesse parlare Berlusconi. Tra la folla anche Iva Zanicchi che, abitando a poche centinaia di metri, non ha mancato l’appuntamento per esprimere «solidarietà per una sentenza che non mi è proprio piacuta. Io - ha sottolineato Iva Zanicchi - ho un grande rispetto per la magistratura perché ritengo che la giustizia in Italia ci sia ma in questo caso non è stato così. La sentenza sul caso Ruby mi ha abbastanza sconvolto sia per la condanna che per la sua entità. È una cosa vergognosa. Conosco Berlusconi da vent'anni e l'ho sempre stimato per la sua generosità - ha concluso Iva Zanicchi - anche se devo confessare che a lui le donne sono sempre piaciute e per questo gli ho sempre detto di stare attento a chi frequentava». I legali di Silvio Berlusconi lo avevano sconsigliato dall’uscire da villa san Martino per prendere parte alla manifestazione. Lo ha riferito il coordinatore lombardo del Pdl, Mario Mantovani, che dal piccolo palco allestito a fianco di villa San Martino ha spiegato come l'ex premier abbia in realtà «il cuore gonfio di rabbia di fronte alla posizione così rigorosa dei suoi legali. Ci sono però altre sentenze in via di definizione - ha sottolineato Mantovani - e quindi questa presa di posizione è anche legittima». Alle insistenze dei sostenitori di Berlusconi che a gran voce acclamavano «Silvio, Silvio, Silvio», invitandolo ad uscire ha quindi risposto l’ex ministro Sandro Bondi: «Volete bene a Berlusconi?» ha chiesto alla folla che ha risposto con un sonoro sì. «Siamo venuti qui per far sentire il nostro calore, la nostra vicinanza, il nostro affetto a Berlusconi ma ci sono ragioni per le quali non è opportuno che esca da villa San Martino». C'erano anche Ioana Visan e Raissa Skorkina, due delle «olgettine», a manifestare ad Arcore. Le ragazze hanno testimoniato al processo Rubygate e i verbali delle loro deposizioni sono stati trasmessi in Procura per aprire un fascicolo per falsa testimonianza. Poi c’è stata la sorpresa. Sulle note dell’inno di Forza Italia Berlusconi ha accolto l’invito dei suoi sostenitori ed è salito sul palco allestito all'esterno di villa San Martino stringendo mani ed elargendo sorrisi e saluti. Il Cavaliere, che non ha preso la parola pubblicamente, prima di lasciare il palco per fare rientro nella sua residenza ha salutato i presenti con un «Ciao a tutti». Ha più volte ringraziato. Si è messo una mano sul cuore e ha continuato a stringere mani per una decina di minuti. Dietro di lui tanti esponenti del Pdl. Anche la sua fidanzata Francesca Pascale. «Militanti e tanta gente comune: sono queste le persone che oggi testimoniano il proprio sostegno al presidente Berlusconi. E sono loro la nostra forza, perché rappresentano quell'Italia moderata alla quale Berlusconi ha saputo dare voce, interpretando e rappresentando quella forza della libertà che è l'essenza della sua esperienza politica e del suo contributo alla vita di questo Paese» ha detto la deputata Elena Centemero. Nello stesso giorno la Corte costituzionale ha reso note le motivazioni con cui il 19 giugno scorso ha respinto il ricorso di Berlusconi sul legittimo impedimento nel processo Mediaset contro il tribunale di Milano. «Il principio della leale collaborazione, cui deve "rispondere" il potere del giudice di valutare in concreto il carattere assoluto dell'impedimento per concomitante esercizio di funzioni governative, ha natura bidirezionale». Secondo la Consulta, infatti, la «leale collaborazioen» deve arrivare da entrambe le parti. Dunque, «da un lato, il giudice deve definire il calendario delle udienze tenendo conto degli impegni del Presidente del Consiglio dei ministri riconducibili ad attribuzioni coessenziali alla funzione di governo e in concreto assolutamente indifferibili; dall'altro lato, il presidente del Consiglio dei ministri deve programmare i propri impegni tenendo conto, nel rispetto della funzione giurisdizionale, dell'interesse alla speditezza del processo che lo riguarda e riservando a tale scopo spazio adeguato nella propria agenda». Per quanto il presiedere un Consiglio dei ministri possa essere un valido legittimo impedimento, è però «convocato dallo stesso Presidente; ciò segna una netta differenza rispetto ai casi in cui la possibilità di rinviare l'impegno dedotto sfugga interamente alla programmazione dell'imputato». Inoltre, spiega la Consulta, è prevista dalla legge la possibile assenza del presidente durante il Consiglio dei ministri. Il premier può infatti essere sostituito dal vicepresidente: «Un'ipotesi che, nella XVI legislatura, si è verificata in oltre il dieci per cento delle riunioni».

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