Politica

L’Idv cambia segretario Finisce l’era Di Pietro

Fabio Capollaf.capolla@iltempo.it L’Italia dei Valori riparte. Non con la leadership di Antonio Di Pietro. Il congresso ha eletto nuovo segretario nazionale, Ignazio Messina. Le votazioni si sono...

L’Italia dei Valori riparte. Non con la leadership di Antonio Di Pietro. Il congresso ha eletto nuovo segretario nazionale, Ignazio Messina. Le votazioni si sono svolte nei seggi presenti su tutto il territorio nazionale e on line. Ignazio Messina è stato eletto con il 69.11% dei voti mentre Niccolò Rinaldi ha ottenuto il 30,89%. Per il fondatore del movimento, Antonio Di Pietro «una grande prova di democrazia e di partecipazione, l'Italia dei Valori è pronta a ripartire: vogliamo proporre ai cittadini un partito che possa essere una vera alternativa alle politiche inique degli ultimi governi». E i temi tornano a battere su legalità, trasparenza e giustizia sociale. Ma Di Pietro e Idv non saranno più cotiledoni. La gente aveva cominciato a conoscerlo e apprezzarlo quando da ex poliziotto è diventato magistrato del pool "Mani pulite". Nonostante quell’italiano stentato, quei congiuntivi dal sapore molisano Antonio Di Pietro salì alla ribalta come il possibile riformatore, l’uomo tutto d’un pezzo, capace di spezzare le ali alla politica sporca e corrotta. La formazione personale, da emigrante in Germania prima e al nord poi, gli ha dato la spinta per farsi notare in polizia, prima di vincere il concorso in magistratura e approdare alla Procura di Milano, come sostituto, specializzato nei reati informatici e nei crimini contro la pubblica amministrazione. Ma prima dell’arresto di Marietto Chiesa, il simbolo della "Milano da bere", Di Pietro non era conosciuto al grande pubblico. Era il 17 febbraio 1992, giorno dell’inizio dell’era di Mani Pulite, quando Di Pietro diventò un personaggio. Da amare o da odiare, senza vie di mezzo. Da Chiesa a Craxi il passo di Di Pietro è stato breve. L'inchiesta dopo poco si trova a travolgere l’intero mondo della politica. Migliaia di persone indagate, tante tangenti venute allo scoperto. Per la piazza Di Pietro è il futuro della politica, il suo partito una lavatrice capace di cambiare colore e coordinate ai Palazzi che contano. Il salto in politica arriva così nel 1994, e subito qualcuno cerca di coinvolgerlo, invano, in vicende di corruzione. Nel 1996 Romano Prodi lo chiama e gli affida il Ministero dei Lavori Pubblici. Dopo pochi mesi è indagato a Brescia nell'ambito dell'inchiesta sul banchiere Pacini Battaglia e si dimette. L’anno successivo, dopo essere stato prosciolto si candida nel Mugello, sotto il simbolo dell’Ulivo. Neanche il miglior Valentino Rossi, in quel territorio che sa di motori ma anche di olio e di vino, avrebbe sconfitto i suoi avversari, così come Di Pietro ha battuto Giuliano Ferrara e Sandro Curzi, con un plebiscito di voti. Ma non basta. Nasce quindi l’Italia dei Valori. Raccoglie i delusi del centrosinistra, i nuovi volti della politica. Una teoria che all’inizio sembra funzionare ma che nel corso degli anni si scontra con la realtà dei fatti. Ben diversa da quella immaginifica di una politica pura. Un partito fatto a sua immagine e somiglianza, dove, prima di ieri, era lui a fare e decidere il bello e cattivo tempo. Cominciano anche i momenti bui, quando gli si comincia a chiedere il resoconto dei finanziamenti al partito. Nubi che incrinano il rapporto con gli elettori, che fanno scappare i parlamentari. La cartina al tornasole arriva dal Molise. Massimo Romano il primo a voltargli le spalle. Nel 2006, a soli 24 anni, primo degli eletti in Consiglio regionale con l’Idv. Promosso coordinatore nazionale dei giovani, nel 2009 fonda «Costruire democrazia». Il Molise non giova all’Idv. Lo scorso anni un’altra tegola: la Corte dei conti dice che il partito di Di Pietro nel 2012 ha speso 90mila euro in modo «non ammissibile». E dentro al gruppo anche Cristiano Di Pietro, figlio di Antonio, che ha seguito la sua carriera in polizia prima, in politica poi. Cristiano lasciò l’Idv in Regione, passò al gruppo misto incassando, 800 euro in più al mese. Anche lui nella saga dei partiti a conduzione familiare, dove si ritrova candidato, eletto, con ruoli importanti. Cristiano che stravince il concorso in polizia, che entra a far parte della sua scorta, che vive in un appartamento affittato a equo canone al padre. Un figlio che si trova spesso sotto i riflettori di chi attacca l’ex toga paterna. Oggi l’Idv sembra cambiare pelle. Forse troppo tardi.

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