La voglia di mollare tutto e tornare di nuovo al voto per farsi legittimare dal giudizio degli elettori c’è. Ma per ora Berlusconi ha deciso di resistere all’ala dura del partito che vorrebbe subito staccare la spina al governo Letta. E continua a sospendere il giudizio in attesa che si diradino le nebbie sulla sospensione sull’Imu sulla prima casa e sul blocco dell’aumento dell’Iva. Così ieri la rabbia e l’amarezza per una sentenza che è andata al di là delle peggiori previsioni è stata «diluita» in una nota ufficiale: «Ero veramente convinto che mi assolvessero perché nei fatti non c'era davvero nessuna possibilità di condannarmi – scrive Berlusconi – E invece è stata emessa una sentenza incredibile di una violenza mai vista né sentita prima, per cercare di eliminarmi dalla vita politica di questo Paese. Non è soltanto una pagina di malagiustizia è un'offesa a tutti quegli italiani che hanno creduto in me e hanno avuto fiducia nel mio impegno per il Paese». «Ma io, ancora una volta, intendo resistere a questa persecuzione – è la promessa di Berlusconi – perché sono assolutamente innocente e non voglio in nessun modo abbandonare la mia battaglia per fare dell'Italia un Paese davvero libero e giusto». Ma con i pochi che riescono a parlare con lui il Cavaliere sfoga tutta la sua rabbia. È questa la pacificazione che sembrano volere tutti? – commenta – Siamo arrivati alla resa dei conti, è l'atto finale della persecuzione giudiziaria di cui sono vittima da vent'anni. Quello che fa infuriare il Cavaliere non è solo l'interdizione perpetua dai pubblici uffici, ma la condanna per prostituzione minorile. Proprio io – è il ragionamento di Berlusconi - che non ho mai pagato una donna in vita mia. Non solo, è ancora la riflessione a caldo, mettono in mezzo tutti quelli che mi sono stati vicini, che hanno testimoniato a mio favore, vogliono farmi terra bruciata intorno. E al Cavaliere dispiace anche quello che definisce senza mezzi termini uno «sputtanamento» in tutto il mondo, visto il risalto che la notizia ha avuto in tutti i siti internazionali. Berlusconi è convinto che le sentenze della magistratura che gli sono arrivate addosso e che probabilmente gli arriveranno ancora nei prossimi giorni – la decisione in Cassazione sul ricorso sulla sentenza per risarcire 560 milioni di euro a Carlo Debenedetti sul lodo Mondadori e quella della Procura di Napoli sul rinvio a giudizio per la presunta compravendita di senatori nel 2006 – siano tutte legate da un unico scopo, quello di eliminarlo dalla politica. E per questo nelle ultime settimane ha lasciato più liberi i «falchi» di mettere sotto pressione il governo. Pur continuando a ripetere che Enrico Letta deve andare avanti. Almeno finché riuscirà a rispettare i patti sui provvedimenti economici. Una posizione che tranquillizza in parte proprio il premier. Chi lo ha incontrato ieri lo descrive assolutamente sereno sulla durata dell’esecutivo, specialmente ora che sembra siano state trovate le risorse almeno per rinviare l’aumento dell’Iva in attesa di scongiurarlo definitivamente. Il punto comunque Berlusconi e Letta lo faranno oggi in un faccia a faccia a palazzo Chigi. Un incontro messo in agenda ieri dal premier che ha incontrato tutti i leader della maggioranza che lo sostiene. Il dubbio è capire fino a quando il Cavaliere resisterà alle pressioni dei «duri» che spingono per la crisi di governo. Che il Pdl sia spaccato lo dimostrano le dichiarazioni arrivate da Angelino Alfano, il punto di riferimento dell’ala filo-governativa, delle colombe, e quelle, contrastanti, di Renato Brunetta, fra i falchi del partito. «I magistrati – ha commentato il segretario del Pdl subito dopo la sentenza – più che perseguire un delinquente abituale, perseguitano un leader politico votato da milioni di italiani, che sta dimostrando tutto il suo senso dello Stato appoggiando un governo con una maggioranza insolita, allo scopo di evitare all'Italia il collasso economico e finanziario. Quello stesso governo di cui anch'io faccio parte e che il Pdl e il presidente Berlusconi continueranno a sostenere nonostante l'assurda offensiva dei magistrati di Milano che hanno raggiunto il loro obiettivo: passare alla storia per aver condannato uno statista per prostituzione minorile, senza prove». Molto meno diplomatico il capogruppo alla Camera Renato Brunetta: «Da ormai vent'anni si tenta di eliminare un competitor politico di altissimo calibro usando, di volta in volta, i processi, le sentenze, la mala giustizia. Tutto ciò non è più accettabile. È arrivato il momento di dire definitivamente basta a questo attacco alla libertà». Una linea alla quale si associa anche Sandro Bondi: «È assurdo pensare che l'attuale governo possa lavorare tranquillamente nel mentre si massacra politicamente, attraverso un sistema giudiziario impazzito, il leader di uno dei partiti che lo sostengono». E Fabrizio Cicchitto rincara: «Siamo al limite dell'eversione e quindi del colpo di Stato». A sorpresa, invece, Daniela Santanché smina il campo da ipotesi di crisi immediata: «La non giustizia col governo Letta non c'entra. Questo governo l'ha voluto Berlusconi per un gesto di responsabilità e amore per il Paese, quando gli altri non lo volevano. Il governo andrà avanti se ci sarà l'azione di governo. Questa vergogna non c'entra col governo. Oggi nell'aula non c'era la scritta "la legge è uguale per tutti". L'hanno tolta, hanno avuto decenza».
La rabbia di Berlusconi È questa la pacificazione?
«Sentenza di una violenza incredibile, vogliono farmi fuori». Oggi faccia a faccia con Letta