Più passano i giorni, più il caldo fa sudare anche i partiti, più emerge nella sua chiarezza il carattere strumentale delle resistenze, preoccupazioni e proteste di sinistra contro il completamento delle misure del governo necessarie a voltare davvero pagina nella lotta alla recessione. Le resistenze, per esempio, alla rinuncia all’aumento dell’Iva e all’abolizione dell’Imu sulla prima casa, facendola finita con la sospensione adottata per la rata di giugno e con gli annunci più o meno minacciosi di una sua «rimodulazione». Che, diciamoci la verità, con la scusa di tagliare le unghie ai soliti «paperoni», come li chiama il vice ministro pd dell’Economia Stefano Fassina, dovrebbe servire a fare rientrare dalla finestra quello che esce dalla porta, o viceversa. In Italia si fa presto, sul versante del ceto medio, ad essere scambiati per ricchi con i numeri truccati di certa sinistra. E di imitatori che, ahimè, non mancano a destra. Dove, per esempio, la giovane e pur simpatica ex ministra Giorgia Meloni gareggia spesso con Nichi Vendola in una visione egualitaria e pauperistica della società. Com’è tornato ieri a ricordare Silvio Berlusconi, è sfacciatamente pretestuoso non trovare il modo di tagliare del solo uno per cento le spese dello Stato per compensare gli otto miliardi di euro che mancherebbero alle previsioni di entrata con la soppressione dell’Imu sulla prima casa e il mancato aumento dell’Iva. Ammesso e non concesso, peraltro, che l’inasprimento dell’Iva si traduca davvero in un guadagno erariale, e non invece in una perdita per la riduzione che subirebbero i consumi. Non sono i tagli che mancano, ma la volontà di rinunciare una buona volta alla logica del partito preso. Da cui deriva da una parte il tifo per i magistrati impegnati da vent’anni nella caccia al Cavaliere, pur favorita qualche volta dai suoi errori, per i quali però basterebbero e avanzerebbero le campagne elettorali, non i tribunali. E dall’altra il boicottaggio di qualsiasi misura, anche la più ragionevole, che possa essere o soltanto apparire una «bandiera» di Berlusconi, secondo gli strilli politici e mediatici di quella parte non piccola del Pd dove il governo delle larghe intese è ancora vissuto più come una disgrazia che come un’occasione utile all’Italia, da non sprecare.
Il partito preso e l’occasione
di Francesco DamatoPiù passano i giorni, più il caldo fa sudare anche i partiti, più emerge nella sua chiarezza il carattere strumentale delle resistenze, preoccupazioni e proteste di sinistra...