Politica

Il Pdl con Alemanno meglio che alle politiche

A Roma 8 punti in più rispetto a febbraio E al ballottaggio l’incremento è del 13%

Chi l’ha detto che il centrodestra conquista voti solo quando scende in campo Berlusconi? E chi l’ha detto che Gianni Alemanno ha disperso il patrimonio di consensi del centrodestra romano? Passata l’ondata delle prime reazioni, nel comitato elettorale dell’ex sindaco hanno fatto un po’ di conti. E hanno scoperto che la coalizione che ha sostenuto il primo cittadino uscente a Roma è andata molto meglio rispetto a quanto ottenuto alla Camera alle politiche di soli tre mesi prima, incrementando addirittura dell’8 per cento le preferenze. E giustificando in questo modo comunque l’ottimismo del Cavaliere: il Pdl è in rimonta e se si andasse a votare oggi la vittoria sarebbe a portata di mano. A febbraio, nella capitale, il centrodestra ha infatti raggiunto il 23,43%, con un totale, in termini assoluti, di 374.949 voti. Alle ultime elezioni amministrative, invece, al primo turno il centrodestra ha raggiunto il 31,73%, con un totale assoluto però leggermente inferiore, 323.272 preferenze. Spiegabile con l’altissima percentuale di astensionismo. Al ballottaggio, però, Gianni Alemanno ha fatto addirittura meglio, arrivando a sfiorare i voti delle politiche: 374.883 voti. Ma in termini percentuali il sindaco ha incrementato di quasi 13 punti, fermando l’asticella al 36,07 per cento. Un risultato ancora più clamoroso se confrontato con quanto era riuscito a fare, alle ultime regionali del 2013, il centrodestra guidato dal leader de La Destra Francesco Storace: in quel caso i voti erano stati 392.174, quindi leggermente di più, ma la percentuale era molto più bassa rispetto a quella di queste ultime comunali: 24,86%. «Sono cifre che fanno capire come bisogna fare attenzione a dire che il centrodestra romano è scomparso, che bisogna rifondarlo. E soprattutto che si conquistano voti solo se c’è Berlusconi – spiega il senatore del Pdl Andrea Augello – Alemanno è riuscito addirittura a incrementare le preferenze. E così è successo in quasi tutti i Comuni che sono andati al ballottaggio, i candidati sindaci sono andati meglio di quanto era stato fatto alle politiche. La spiegazione? A febbraio il Pdl ha perso oltre cinque milioni di voti, la rimonta è riuscita solo perché Bersani è riuscito a fare molto peggio di noi». Completamente opposta l’analisi per quanto riguarda il nuovo sindaco, Ignazio Marino. Il quale ha perso preferenze sia rispetto al voto regionale del 2013 sia a quello politico. Nicola Zingaretti, che a febbraio è stato eletto Governatore del Lazio, a Roma ha conquistato 715.348 voti, con una percentuale del 45,35 per cento. Ignazio Marino, invece, ha preso – al primo turno – 512.720 preferenze, salendo poi al ballottaggio a 664.490. In pratica perdendo per strada tra i 100 mila e i 200 mila voti. Ha incrementato qualcosa, invece, rispetto al risultato ottenuto dalla coalizione di centrosinistra alle politiche di febbraio, nelle quali Bersani si era fermato a 539.021 voti, pari al 33,68 per cento. Ma in questo caso bisogna considerare il risultato clamoroso che aveva ottenuto il Movimento 5 Stelle, che per sua natura ruba voti proprio al centrosinistra: a febbraio Grillo aveva raggiunto addirittura il 27,27 per cento di preferenze, totalizzando solo a Roma oltre 400 mila consensi (436.340). Nello scontro per le ultime comunali i grillini hanno invece inciso molto meno, facendo segnare un clamoroso flop per il MoVimento: solo 130.635 voti, pari al 12,82%. Ma quei voti in libertà sono stati intercettati solo in minima parte dal candidato del centrosinistra.

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