È stato un pallino fisso delle giunte di centrosinistra e lo sarà anche della prossima ventura quella del neosindaco Ignazio Marino. Per breve tempo però. Perché la pedonalizzazione di via dei Fori Imperiali, leit motiv della campagna elettorale avverrà, ipso facto, il 15 agosto 2013. Lo ha promesso Marino che ha aggiunto: «Il 14 agosto farò l'ultimo giro con la mia Panda rossa su via dei Fori imperiali, dopodiché ci tornerò in bicicletta». E come? Il progetto è già definito: chiusura al traffico del tratto di via dei Fori Imperiali compreso tra via Cavour, angolo Largo Corrado Ricci, e piazza del Colosseo. Lungo questo tratto transiteranno mezzi pubblici, pedoni e biciclette. Ci sarà un nuovo varco della Ztl su via Cavour, in corrispondenza di via degli Annibaldi. Così le macchine verranno indirizzate lungo l'itinerario via Cavour (che diventerà imbottigliamento selvaggio), via degli Annibaldi, Via Nicola Salvi. Chi proviene dal quadrante Piramide-Aventino verrà deviato su via Labicana. Insomma l’Aventino e San Giovanni si raggiungeranno lo stesso, magari con più difficoltà per via degli inevitabili tappi sulla Labicana. Sarà una pedonalizzazzione «a metà» che certo non ha nulla da spartire con quello che sognavano i padri della pedonalizzazione dei Fori. A cominciare da Luigi Petroselli che voleva fermare il traffico addirittura a Piazza Venezia. Per un vero ambientalista, uno che gira in bici tutto il giorno e non solo il sabato pomeriggio e la domenica mattina, la pedonalizzazione dovrebbe cominciare proprio da lì. Piazza Venezia ridotta a spartitraffico è un mostro. Ne sanno qualcosa i pedoni che ogni volta che l’attraversano si fanno il segno della Croce. Ma tornando ai rutilanti anni ’80 come non ricordare l’aut aut del mitico sindaco Giulio Carlo Argan che per i Fori vagheggiava un parco archeologico dal Campidoglio al Colosseo: «Roma deve scegliere: o le auto o i monumenti»? Ed eccoci ai giorni nostri o meglio a qualche giunta di sinistra fa. In piena era Rutelli un assessore particolarmente «sensibile» al problema fu Walter Tocci che, coadiuvato dall’allora soprintendente Adriano La Regina, aveva messo giù un progetto che, per certi versi, ricalca quello di Marino con la pedonalizzazione che spezza la continuità di via dei Fori Imperiali, riducendo però a due corsie il primo tratto fino a largo Ricci e allargando anche i marciapiedi. E siccome il problema è a monte il progetto prevedeva pure a Piazza Venezia un ampliamento dei marciapiedi di fronte al Vittoriano e un arretramento dell’aiuolona centrale per convogliare il traffico su per via IV Novembre. Se tutti questi sforzi di pedonalizzare i Fori hanno come obiettivo finale la liberazione dal traffico dell’area intorno al Colosseo (a rischio crollo per smog e vibrazioni) a onor del vero qualcosa di simile c’era pure nel cassetto dell’ex sindaco Alemanno. Un progetto nell’area circostante al Colosseo di isola archeologica che nulla aveva da invidiare alle ipotesi vagheggiate negli anni Ottanta da Benevolo e sostenuto da urbanisti insigni come Insolera e Cederna. E che non è decollato, come ancora non si è messo mano al cantiere per il restauro dell’Anfiteatro Flavio già finanziato dal gruppo Tod’s, a causa di mille intralci di varia natura, ricorsi e controricorsi vari. Insomma non è successo come quella volta in cui ,Luigi Petroselli, era il 30 dicembre del 1980, chiuse al traffico la zona del Colosseo per l’allarme lanciato dalla soprintendenza archeologica. Fu una data storica: all’improvviso si scopriva che i monumenti illustri della città di Roma erano un bene dell’umanità da tutelare e conservare per i posteri. Un imperativo categorico che ancora «alberga» negli animi dei nostri amministratori ma che si scontra quotidianamente con una realtà (strutturale e anche culturale) che rema contro. La pedonalizzazione della via che celebrava i fasti del fascismo e la sua folle idea di collegarsi alle piazze dell’impero romano non renderà Roma più verde nè risolverà il problema di un centro storico che per sua natura dovrebbe essere tutto pedonale. Probabilmente invece aggraverà la situazione traffico nell’area circostante. Comunque sia si potrà sempre intervenire con modifiche e aggiustamenti. Tempi lunghi invece si prevedono per la realizzazione della metro (C e le altre) anche perché per tanti decenni (di amministrazione di centrosinistra) su questo versante si sono spese parole e fatti pochi passi. E cosa è rimasto del gran parlare della necessità di creare un grande parco archeologico? Il quotidiano ci offre un panorama ben più triste. Nel Belpaese la cultura, dal punto di vista dei finanziamenti pubblici, resta la Cenerentola. Non ci sono neanche più i soldi per sostituire i custodi malati. Quando mancano, al Foro Romano o al Palatino, si chiudono direttamente i siti. Perchè c’è sempre il rischio che qualche turista s’intaschi pietre o frammenti scultorei come souvenir. E cosa dire di un monumento illustre come la Domus Aurea neroniana, riportato alla luce dopo un oblìo secolare che a causa di un crollo di un terrapieno che lo sovrasta è chiuso da anni?
Da Ferragosto Fori senz’auto
PedonalizzazioneIl primo cittadino annuncia la rivoluzione «Il 14 agosto farò l’ultimo giro in Panda. Poi tornerò solo in bici»