L’aumento dell’aliquota Iva dal 21 al 22% potrebbe slittare a dicembre. La conferma che il governo è al lavoro per evitare un inasprimento dell’imposta è venuta ieri dal ministro dei Trasporti Maurizio Lupi. L’Iva al 22% avrebbe un effetto di ulteriore compressione dei consumi e quindi di freno alla crescita. Il problema aperto è però è quello di trovare la necessaria copertura. L’ipotesi che è allo studio del ministero dell’Economia è di recuperare i 2-3 miliardi necessari da un intervento sul fronte della spesa con un’operazione di tagli condotta in modo chirurgico e non quindi lineare. Insomma una nuova fase della spending review più mirata. A questi si aggiungerebbe lo sfoltimento delle agevolazioni fiscali comprese quelle alle imprese pubbliche. Un miliardo poi potrebbe venire dal fondo immobiliare del Tesoro. E sul tema dei tagli alla spese ieri è tornato il ministro dell'Economia, Fabrizio Saccomanni, sottolineando che è la condizione per ridurre la pressione fiscale. «L'Italia, dopo essere uscita dalla procedura per deficit eccessivo, deve ridurre le tasse». La pressione fiscale va alleggerita soprattutto sulle aziende e sul lavoro. E le risorse, ha detto «le dobbiamo trovare tagliando le spese, i sussidi e gli incentivi, in passato dati troppo generosamente». Quindi la regola resta quella di trovare sempre delle forme di compensazione in modo da mantenersi al di sotto della faditica soglia del 3% del rapporto tra deficit e pil. Saccomanni, intervenendo al Consiglio per le relazioni tra Italia e Stati Uniti, lo ha ribadito con chiarezza: «L'Italia è stata giudicata in un modo da uscire dalla procedura di deficit eccessivo, questo è un segnale positivo ma ora non possiamo tornare al di sopra del 3%». I margini di manovra che c’erano, ha spiegato, «sono stati già utilizzati per il rimborso dei debiti della pubblica amminisatrzione, ora stiamo cercando di fare proposte specifiche per rivitalizzare la crescita, prendendo da alcune voci del bilancio». Poi ha lanciato una esortazione alla cautela a chi tende a mettere sotto accusa le banche. Il pericolo è che si rinneschi la speculazione se si alimentano le paure «Dobbiamo rassicurare la comunità finanziaria. Ci sono problemi con singole istituzioni, ma quando si dice che il settore bancario europeo è sottocapitalizzato, troppo debole e non trasparente, si tratta di una grossa esagerazione». Ha ricordato che il Fondo monetario internazionale ha «condotto un'analisi sul sistema bancario italiano e ha mostrato come sia capitalizzato e in grado di resistere a scossoni. Ovviamente ci sono problemi in singoli istituti, ma l'idea di una debolezza diffusa è sopravvalutata». In Europa «il progetto dell'unione bancaria è sicuramente un progetto centrale, abbiamo fatto grossi passi avanti, il sistema unico di vigilanza bancaria è a buon punto, anche per quanto riguarda la ricapitalizzazione diretta delle banche da parte dell'Esm». Saccomanni ha avvertito tuttavia che «tanto è stato fatto, ma molto resta da fare». Il responsabile di via XX Settembre ha sottolineato che «oggi abbiamo un sistema molto chiaro di vera governance economica, con controlli che fanno in modo che gli errori del passato non vengano di nuovo commessi» e sugli Eurobond ha affermato che «non credo che nel breve periodo ci sia la possibilità di creare gli eurobond, penso che sia irrealistico, al contrario potremmo studiare strumenti finanziari per stimolare progetti europei». In vista del vertice dei quattro Grandi a Roma, venerdì prossimo, con Francia, Germania e Spagna, Saccomanni ha sottolineato la necessità di «arrivare a una posizione comune prima del Consiglio europeo di fine giugno mettendo al centro dell’agenda la ripresa e l'occupazione giovanile». Infine il ministro è intervenuto nella polemica innescata da Marchionne sull'azione della Bce, che per il manager dovrebbe fare di più per svalutare l'euro. «La Bce è stata in grado di adottare politiche monetarie che ridurranno i rischi di grandi disastri. Quello che è stato fatto dalla Bce è molto importante: se oggi non abbiamo il rischio di arrivare al cosiddetto cigno nero, è perchè è intervenuta». Il tema della crescita è stato rilanciato dal presidente della Confindustria Giorgio Squinzi che chiudendo il convegno dei giovani industriali ha ribadito la «priorità di ridurre il cuneo fiscale del lavoro». Senza crescita, ha detto, «è a rischio la tenuta sociale del Paese». Quindi il governo «faccia presto» e, avverte Squinzi, «noi lo talloniamo». Quanto al credit crunch se ne esce con un dialogo «costruttivo» con le banche ma sopratutto se lo Stato «mette mano realmente ai pagamenti della Pa».
Verso il rinvio dell’aumento dell’Iva
Il ministro Lupi: potrebbe slittare a dicembre. Saccomanni: ridurre le tasse tagliando le spese. La Bce ha evitato disastri. Squinzi: tenuta sociale a rischio
