Politica

Grillo: «Chiudiamo il Parlamento»

Il comico: «È la tomba maleodorante della seconda Repubblica» La presidente Boldrini non ci sta: «Così si colpisce la democrazia»

«La scatoletta di tonno era vuota». Beppe Grillo attacca ancora una volta il Parlamento. Ma non si limita all’ironia (in campagna elettorale aveva promesso che il MoVimento avrebbe «aperto» Montecitorio e Palazzo Madama come, appunto, una scatoletta di tonno). Stavolta alza i toni. E fa storcere il naso anche agli attivisti che siedono proprio in Parlamento. Il comico lo definisce «la tomba maleodorante della Seconda Repubblica». Grillo va per la sua strada. Dopo aver concluso il «Tutti a casa tour», da Nord a Sud del Paese, attacca: «Il Parlamento potrebbe chiudere domani, nessuno se ne accorgerebbe. È un simulacro, un monumento ai caduti. O lo seppelliamo o lo rifondiamo». Si chiede: «Va riformato, abolito? Una cosa è certa, oggi non serve praticamente a nulla». Il motivo è semplice e coerente con quello che Grillo ha sempre sostenuto: «Il Parlamento, luogo centrale della nostra democrazia, è stato spossessato dal suo ruolo di voce dei cittadini. Emette sussurri, rantoli, gemiti come un corpo in agonia che sono raccolti da volenterosi giornalisti per il gossip quotidiano. Chi rappresenta ormai questo luogo? Deputati e senatori sono nominati dai dirigenti della "ditta" del pdmenoelle (così si dice la chiami Gargamella Bersani in privato) e di un condannato in secondo grado per evasione fiscale che altrove sarebbe in fuga in lidi lontani. I parlamentari nominati dai partiti non rappresentano nessun elettore, neppure sé stessi. Sono solo impiegati con un ottimo stipendio adibiti a pigiare bottoni a comando». Certo, ammette il comico, «fare leggi è il suo compito, ma le leggi, al suo posto, le fa il governo sotto forma di decreti a pioggia, quasi sempre approvati in Aula. Il governo, in teoria, ha il compito di governare, non di sostituirsi al Parlamento. Camera e Senato, sono diventati un luogo di nominati che approvano le leggi del governo. Una situazione degna di deliri da funghi allucinogeni». Non sono mancate le reazioni. «Le dichiarazioni di Beppe Grillo, scomposte e offensive, tendono di nuovo a colpire il Parlamento - replica la Boldrini - e quindi la democrazia. Sono dannose per il Paese, per la sua immagine all’estero, per chi lavora a rinnovare le istituzioni rendendole più sobrie, efficaci e trasparenti e per gli stessi deputati del gruppo M5S, presenti con grande impegno nell’attività della Camera». Insomma, spiega ancora Boldrini, «Grillo si ostina a chiudere gli occhi sui cambiamenti in corso: la riforma del regolamento della Camera, avviata nelle prime settimane della legislatura, porterà proprio a ridare centralità all’attività parlamentare, limitando il ricorso ai decreti legge, rafforzando il ruolo delle commissioni e dando un iter certo e rapido alle proposte di legge di iniziativa popolare, fin qui troppo spesso ignorate. Lanciare invettive è facile. Cambiare le cose lo è meno, ma alla Camera, anche senza l’apprezzamento di Grillo, ci stiamo provando». Reagiscono anche i rappresentanti degli altri partiti. Il capogruppo del Pdl alla Camera, Renato Brunetta, definisce le parole del comico «terrorismo linguistico». Dice il viceministro dell’Economia, Stefano Fassina (Pd): «Definire il Parlamento tomba maleodorante esprime una cultura autoritaria e fascista». Ironizza il capogruppo Pd a Montecitorio, Roberto Speranza: «Dallo tsunami al ponentino: è l’amara parabola di Grillo. Nervoso per gli ultimi fallimenti continua a insultare le istituzioni democratiche». Intanto nel MoVimento il clima resta teso. È polemica per i due deputati pugliesi, Labriola e Furnari, che hanno lasciato il non partito. Loro hanno spiegato che l’hanno fatto per l’assenza di una posizione nel MoVimento sul caso Ilva e per la mancanza di fiducia nei confronti del comico. Gli altri attivisti tagliano corto: «Solo questione di soldi, adesso avranno uno stipendio roseo».

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