Il web non è l'arma più forte e Beppe Grillo se ne è accorto. È questa la sua sconfitta politica, è questa la sua rabbia contro la Rai, la televisione in sé, media di comunicazione di massa per eccellenza, unidirezionale e per nulla interattivo. Per questo nell'attacco del comico a Giovanni Floris, a Milena Gabanelli, a Stefano Rodotà - «faranno i conti con noi», ha detto Grillo - non c'è nessun editto ma la scoperta che l'arma segreta, internet, che avrebbe dovuto essere la V2 contro un sistema (secondo lui) antico, conservatore, escrescente, vecchio, immobile, in realtà è una pistolina ad acqua. «Noi siamo gandhiani - dice Grillo - ma ai giornalisti dico: vi faremo un culo così». Anche questo paragone, Gandhi, è fuori contesto. Nella battaglia del Mahatma contro il Potere pervasivo e coloniale degli inglesi, c'era l'identità di un Popolo, quello indiano, con alle spalle secoli di soverchierie e una gran voglia di riscatto. Qual è l'elemento, per stare ai 5 Stelle, identitario del movimento di Grillo? Paradossalmente era ed è la convinzione di credere il web come lo strumento perfetto per scardinare il sistema. Non è così. Persino lo streaming, arma di trasparenza di massa nelle intenzioni di Grillo e dei suoi, più che una forma di messa alla gogna del Potere si è risolta in un moviolone alla Aldo Biscardi, grazie al quale il capo Beppe vede i suoi nei momenti decisivi delle fase politiche, con tanto di falli fatti e gol realizzati. Trovata divertente ma per nulla decisiva. «Balle, balle, giornali e televisioni vi raccontano solo balle», arringa il comico non accorgendosi che la sfida finale tra il vecchio e il nuovo, tra la politica di ieri e quella di oggi, gli è andata fuori campo. Non è più lui l'Highlander che combatte contro le cariatidi di Montecitorio ma è un guerriero che combatte contro l'informazione, vista come strumento del Potere. In questo slittare del campo di scontro c'è la conferma della sconfitta di una strategia: tv batte web 4 a 0 e pure i giornali sconfiggono il web. Perché la carta stampata - vedere il caos scoppiato all'indomani dell'intervista di Stefano Rodotà al Corriere della Sera - ha il potere di alzare la qualità dell'opinione, anche in tempo di crisi dei lettori; di segnare il confine tra l'élite da una parte e i capipopolo dall'altra. In fondo, nella sua battaglia contro l'informazione, Grillo commette due errori: del primo, la supremazia fallita del web abbiamo detto; il secondo riguarda invece la divisione tra classe dirigente e leader popolari. Si rassegni: lui non farà mai parte della cerchia dei Rodotà, neppure se in futuro dovesse arrivare al 40% dei voti. Perché l'Italia, nella classe dirigente, ha meno mobilità di ogni altro Paese occidentale e gli ultimi due leader a sparigliare i comparti stagni delle èlite sono stati Bettino Craxi e Silvio Berlusconi, piaccia o no. Per questo il Grillo sparlante, che timidamente cede ai talk show al punto da affermare che «in tv ci andremo con le nostre persone più accorte che spiegheranno tutto quanto stiamo facendo», continua a non capire la natura della sconfitta. Il web non basta e neppure i corsi per insegnare ai neodeputati a stare in tv (magari con docente Casaleggio) sono la soluzione. Perché i mass media, caro Grillo, non incarnano né il bene né il male, ma sono filtri culturali. La televisione mostra, il cinema dimostra, la radio fa agire, la stampa fa riflettere, l'affissione cristallizza. Se vuoi uscire dalla risacca dei tuoi 5 Stelle usali tutti e cinque questi media. La soluzione non è prendere a calci nel culo due o tre giornalisti - a meno che tu non abbia la strategia di Benito Mussolini per la conquista del Potere (ma è da escludere seccamente) - ma svegliare i tuoi. Falli uscire da La Cosa, tv in streaming che vedono in pochi, a metà strada nella sua ambientazione tra le locali degli anni Settanta e gli spazi autogestiti, e buttali nella mischia. Quelli che usciranno scornati, e probabilmente saranno tanti, accantonali. Perché in politica - e su questo Mussolini aveva ragione da vendere - bisogna essere quello di dopo e mai quello di prima. E per questo, vaffanculo pure al web!
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