OnorevoleBianconi, crede che il provvedimento sarà approvato dal Parlamento così come l’ha pensato il governo? «Non lo so. Di certo adesso i nodi vengono al pettine. Lo dicevo già un anno fa». Lei non vorrebbe cancellare il finanziamento pubblico. Giusto? «Siamo passati da tutto a niente, mi sembra eccessivo. Anche perché, considerato l’aspetto demagogico e populista che ha questa campagna i cittadini brontoleranno sempre e comunque. Ormai è passato il messaggio che i partiti non devono avere un euro». Forse perché hanno avuto troppi soldi e hanno fatto troppi sprechi... «I grandi partiti, come Pdl e Pd, hanno organizzazioni importanti e avranno pure sprechi ma questo non significa che buttino i soldi. Glielo dico sinceramente: con i fondi che abbiamo non si fanno favori a nessuno». Dunque si potevano diminuire i soldi. «Sì, potevamo ridurli, come abbiamo già fatto negli ultimi anni». Il Pd ha lanciato l’allarme. Dice che sarà inevitabile ricorrere alla cassa integrazione. Vale anche per il Pdl? «Il Pd lo dice ma la cassa integrazione in deroga non ci spetta perché i partiti non sono aziende. Dunque per assegnare la cassa integrazione anche ai dipendenti dei partiti ci vorrebbe una legge speciale». Arriviamo a un paradosso. «Esatto. Andrà a finire che con con una mano ci tolgono il finanziamento e con l’altra ci pagheranno il sostegno per i dipendenti licenziati». Scusi Bianconi, tanti suoi colleghi di centrosinistra dicono che nel Pdl c’è Berlusconi che mette mano al portafogli. Dunque la situazione del suo partito dovrebbe essere migliore di quella del Pd. È così? «Non è vero. Basta guardare i bilanci. Ci ha aiutato un po’ Forza Italia, che ha avuto in questi anni i soldi che le spettavano per le passate elezioni. Il Pdl non aveva un euro. Quelli che dicono che paga Berlusconi sono quelli che ritengono che una cosa del genere dovrebbe dare scandalo. Ma di che cosa parliamo, il finanziamento ai partiti serve a chi non avrebbe i soldi per fare politica». Insomma, su questo terreno avete seguito Grillo e il MoVimento 5 Stelle. «Grillo è la conseguenza di una politica debole. Il punto è che i politici non hanno la forza di rivendicare l’orgoglio della propria funzione». Forse avete scelto politici poco autorevoli. «Guardi, i politici non contano. C’è un sistema che impedisce che si decida rapidamente, per cui i politici si trovano spesso a non riuscire a portare a termine le loro battaglie». Cosa dovrà fare il Pdl per far quadrare i conti? «Ci siamo già attrezzati. Abbiamo chiuso quasi tutte le sedi, anche quelle nazionali, e non abbiamo rinnovato i contratti a progetto. Ora vedremo cosa fare con i dipendenti a tempo indeterminato». Quindi già prima di questo disegno di legge stavate tagliando le spese. «Esatto. Abbiamo portato le nostre uscite annuali da 28 milioni a 6». Sacrifici anche per i partiti. «Sì ma non ne facciamo un dramma anche se il provvedimento di cui parla il governo ammazzerà la politica. Ma noi continueremo a farla lo stesso».
«Ci tolgono i finanziamenti e pagano per i licenziati»
RimborsiIl vice tesoriere del Pdl: «Così ammazzano la politica Non è colpa di Grillo ma della debolezza della classe dirigente»
