Politica

L’Aventino dei votanti e le riforme

di Francesco PerfettiHa vinto il rifiuto della politica. Lo dimostra il fatto che il più elevato livello di astensionismo sia stato registrato a Roma, la città più vicina alla politica, se non...

Ha vinto il rifiuto della politica. Lo dimostra il fatto che il più elevato livello di astensionismo sia stato registrato a Roma, la città più vicina alla politica, se non altro, perché ospita i palazzi del potere e assiste quotidianamente a fasti e nefasti della vita parlamentare. Le pulsioni antipolitiche, l’indignazione cioè dei cittadini nei confronti della casta, erano state canalizzate nelle elezioni politiche verso le liste del M5S, che se ne erano fatti portabandiera in nome di un rinnovamento totale e catartico. La tornata amministrativa ha trasformato la protesta non in un voto a favore di chi contesta il sistema e le sue degenerazioni ma in un non-voto, in un massiccio allontanamento dalle urne. L’Aventino dei votanti è un segnale pericoloso perché mette in crisi lo stesso concetto di democrazia rappresentativa. Chiunque sarà il vincitore dei ballottaggi avrà comunque una percentuale di suffragi minoritaria rispetto al corpo elettorale. E, dunque, rappresentatività e legittimazione molto esigue. Certo, c’è la speranza che, al secondo turno, parte dell’astensionismo possa rientrare. Semmai, in qualche caso, potrebbe registrarsi un sussulto di partecipazione dovuto alla ostilità per il candidato percepito come vincitore. È quanto, per esempio, potrebbe accadere a Roma, dove il timore di taluni ceti per il successo di Marino potrebbe rivelarsi decisivo. Ma, anche se ciò accadesse, rimarrebbe in piedi il messaggio, chiaro e forte, venuto dalle urne. Un messaggio di rigetto della politica. Questa è la prima considerazione dopo il primo turno. La seconda, più politica, riguarda le ripercussioni del voto. Il crollo dei grillini e della Lega, forze di opposizione, può essere visto come un fattore di stabilizzazione del governo. Ma il ridimensionamento del Pdl rischia di avviare una stagione di ulteriori fibrillazioni sia all’interno della maggioranza che sostiene Letta sia fra le componenti in lotta per la leadership del Pd. Le elezioni amministrative sono state un avvertimento. Forte e chiaro. Solo una azione incisiva e riformatrice del governo può disinnescare la bomba a orologeria del rifiuto della politica. E della delegittimazione della democrazia rappresentativa.

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