Politica

Governo, risposta all’astensione

di...

di Marlowe È opinione diffusa che il governo Letta esca rafforzato dalle comunali: il Pdl, misurando la differenza tra sondaggi e realtà, è meno tentato dalle elezioni (ri)anticipate; il Pd può verificare che l' "abbraccio mortale" con il Cavaliere è tale solo per i malati di massimalismo. Mentre lo tsunami grillino è ridotto a un'onda anomala. Così la pensa lo stesso Enrico Letta, che oggi avrà anche l'ok di Bruxelles all'uscita dalla procedura di infrazione. Bene: dunque ora l'esecutivo deve mettersi ventre a terra sulle urgenze che davvero contano e interessano tutti, e che sono quelle economiche. Letta e i suoi ministri tolgano insomma il freno a mano: agire è sempre la miglior ricetta, anche contro l'astensione. La distanza dalla politica c'è, ma non è frutto delle mancate riforme istituzionali né tantomeno della mancata riforma elettorale: il sistema di elezione dei sindaci è tra i più efficienti e vicini ai cittadini, e d'altra parte gli italiani hanno alternato disaffezioni e partecipazioni bulgare sotto i meccanismi di voto più disparati. Sono invece la crisi economica e il pessimismo a tenere la gente lontana dalle urne. Ed è per recuperare questo gap che Letta deve muoversi. Ieri il presidente della Corte dei conti Luigi Giampaolino ha tuonato contro gli eccessi di austerity: «In Italia la mancata crescita del Pil tra il 2009 e il 2013 ha superato i 230 miliardi», cifra che comprende tanto il "rigor Montis" quanto i tagli lineari di Tremonti. Magari la crescita non si fa con la bacchetta magica, però il governo ora non ha più alibi. Sul suo tavolo i dossier davvero urgenti sono cinque: Imu, Iva, Ilva, lavoro per i giovani, infrastrutture. Sugli ultimi due potrà giocare la "golden rule" dell'uscita dalla procedura d'infrazione. Si tratta di conteggiare fuori dai vincoli di bilancio i fondi per l'occupazione giovanile, il miglioramento della produttività, le infrastrutture strategiche. Le cifre non sono imponenti: 8-12 miliardi l'anno dati dalla differenza tra il deficit previsto nel 2014 (l'1,8 per cento) e quello "elastico". Ma smantellare le rigidità della legge Fornero nelle assunzioni flessibili di giovani, e più ancora sospendere per qualche anno tasse e contributi per gli under 35 presi a contratti pieni, potrebbero - stime di Bankitalia - abbattere di dieci punti in tre anni la disoccupazione giovanile. Il tutto pressoché a costo zero perché i mancati introiti fiscali e contributivi verrebbero compensati dall'aumento di Pil e consumi. Dall'Europa arriveranno per i giovani 500 milioni da usare entro il 2020: sarebbe meglio gettarli subito sul piatto. Per gli investimenti strategici potrebbero sbloccarsi 39 miliardi comunitari, che il ministro Maurizio Lupi punta a portare a 70. Si tratta della Tav Torino-Lione e Torino-Venezia, dei corridoi ferroviari Brennero-Bologna, del completamento dell'autostrada Salerno-Reggio Calabria. Bisogna però piantarla di considerare i cantieri in Val di Susa come un fatto di consenso locale: con questo sistema la Francia ha scavato quasi venti chilometri di tunnel, l'Italia un centinaio di metri. Anche la vicenda Ilva è viziata dalla ideologia. E' ovvio che l'impianto va bonificato, ma il sequestro ordinato dal gip Patrizia Todisco arriva a definire i capireparto "responsabili dei danni ambientali associati tra loro nell'interesse e vantaggio della società". Neppure negli Usa, il paese di Erin Brockovich e della tutela ambientale, si è arrivati al sequestro della Pacific Gas ed alle accuse di massa ai suoi dipendenti. Come si fa a risanare la più grande acciaieria d'Europa a colpi di sequestri e blocchi della lavorazione? Nel frattempo l'Italia è il paese che accusa il peggiore calo mondiale nella produzione di acciaio, dalla quale dipende a sua volta l'intera manifattura. Lavoro e ambiente sono entrambi interessi nazionali: metterli uno contro l'altro è una tragedia, anzi un crimine. L'Imu è diventata, per certa sinistra, la bandiera di Berlusconi. In realtà che si tratti dell'imposta sulla casa o sui consumi, sempre tasse sono: e l'Italia ha il record di pressione fiscale in Europa. A cominciare da quella sugli immobili. Non si può eliminarla del tutto né tantomeno restituirla per il 2012? La si porti al livello della Germania: dove è meno della metà che in Italia. Lasciando stare però la favola redistributiva dei ricchi e poveri, che premia i furbi: una delle cose buone realizzate in extremis da Gianni Alemanno è stata di riaccatastare le abitazioni del centro, in molti casi dimore signorili ma fiscalmente da poveracci, con Imu inferiore alle borgate. Perché non iniziano a farlo tutti gli altri comuni, a cominciare da quelli di sinistra?

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.