Politica

Flop a 5 Stelle. «Ora Beppe vada in tv»

Il MoVimento non conquista ballottaggi e perde parecchi consensi A Roma De Vito si ferma al 12%. Sul Web critiche e incoraggiamenti

Il MoVimento 5 Stelle non conquista neanche un ballottaggio nei sedici capoluoghi di provincia in cui si è votato. A Roma il candidato del non partito, Marcello De Vito, si ferma al 12,4 per cento. Sono lontani i tempi in cui i 5 Stelle portavano Federico Pizzarotti a diventare sindaco di Parma o Marco Fabbri a conquistare Comacchio. Era soltanto un anno fa. Il non partito sfondava in quattro città (Mira e Sarego le altre) dando vita alla crescita esponenziale che li ha portati, alle elezioni Politiche, ad ottenere il 25,5 per cento dei voti alla Camera e poco meno al Senato. I sondaggi avevano previsto un risultato migliore. Invece l’alto astensionismo ha colpito pure i 5 Stelle. Un campanello d’allarme che farà riflettere Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio. Il «portavoce» in Campidoglio, De Vito, getta acqua sul fuoco: «C’è stato un certo calo ma non così drammatico. Il dato di paragone - ha precisato - è il 16,64% che il Movimento 5 Stelle ha preso a Roma nelle precedenti elezioni regionali. E quindi il calo non è così pesante». Sono più espliciti i simpatizzanti del non partito: «Inutile girarci intorno, stiamo prendendo una batosta» sentenziava a spoglio ancora in corso un elettore 5 Stelle. Il commento più votato sul blog di Grillo. Tanti hanno suggerito un cambio di strategia: «Se Beppe non va in tv a gridare quello che propone il M5S e a rendere conto di quello che fanno i parlamentari 5 stelle, sarà sempre più dura» dice Kalda major «commentatore certificato». E Carlo da Catania aggiunge: «O si cambia strategia e si va in TV a contrastare le menzogne oppure è finita!». I frequentatori del sito del comico genovese attaccano: «Sono allibito - scrive Giovanni - leggo ancora qui dei commenti stile "va bene così" e simili. Proprio vero! Il movimento degli struzzi!"». Ruggero chiosa: «Regola nr 1 in questi casi: parlare d’altro. Volpone....». Erica domanda: «Ma un po’ di sana autocritica non farebbe bene al M5s? Possibile che si sia capaci solo di dar la colpa agli altri del risultato deludente di oggi?». Rincara la dose Rosolino da Fondi: «Caro Beppe e popolo del m5s, come ho detto in altri commenti il treno arriva una sola volta e l’abbiamo perso e loro si sono compattati e continuano a fare i loro porci comodi». C’è ancora chi avrebbe voluto che il MoVimento avesse sostenuto un governo guidato da Bersani. Ma non sono tutti così pessimisti. «A Siena dove Grillo ha fatto due giorni di comizio abbiamo preso l’8 per cento, a Roma quasi il 13, non sono deluso - spiega un simpatizzante nel quartier generale di De Vito in un hotel del Gianicolo - Certo avremmo preferito arrivare al ballottaggio ma scardinare i meccanismi "politici" della Capitale sarebbe stato impossibile con i nostri piccoli mezzi. Siamo contenti lo stesso». De Vito ha precisato ancora: «Negli ultimi mesi c’è stato un calo del movimento, è da valutare il perché. Siamo comunque una forza politica consolidata». Il ballottaggio sarà un’altra partita. «Sentiremo quello che dicono tutti gli altri, la base. Io sono l’espressione di quello che la base decide, tuttavia penso che l’orientamento sia per l’astensione» dice De Vito. Uno dei principi del MoVimento è che non si fanno alleanze con gli altri partiti. Non potrà andare diversamente. De Vito aggiunge: «Alemanno e Marino non mi rappresentano. Personalmente mi recherò al seggio e non voterò nessuno dei due». In serata sul blog è comparso un minipost del professor Paolo Becchi, vicino al MoVimento. Se la prende con i giornali che titolano «Crollo del M5S». «È un titolo banale: tutti sapevano - per primi gli elettori e gli attivisti del MoVimento - che nelle elezioni comunali il M5S non avrebbe certo ripetuto il risultato delle politiche. Del resto, tra persone sincere questo fatto non sarebbe neppure oggetto di discussione: non c’è nessun rapporto tra le consultazioni politiche nazionali e le elezioni locali. Il problema, però, è un altro, ben più profondo: perché dovremmo essere felici, ed esultare, di fronte al "crollo" del M5S? Hanno forse vinto il Pd o il Pdl? I "partiti" hanno riacquistato la fiducia dei cittadini? Di cosa dovremmo essere felici? Del fatto che un romano su due non è andato a votare? Di un grado di astensione che non ha precedenti?». Sorride il vicepresidente della Camera, Luigi Di Maio: «Entreranno consiglieri comunali 5 stelle ovunque. Continuerà lo tsunami di trasparenza e partecipazione in altre centinaia di enti pubblici italiani».

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