Politica

4100 Sconfitta di un sistema ciarliero

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La crisi della politica è grave e profonda. La massiccia diserzione dalle urne, rispetto alla tradizionale affluenza, è particolarmente significativa. Il test amministrativo al quale un numero considerevole di cittadini si è rifiutato di partecipare, dimostra che neppure i problemi delle comunità di appartenenza riescono più a scuotere e a galvanizzare la quasi totalità dei cittadini. Bisogna concludere, dunque, che la proposta politica è misera e inadeguata nella migliore delle ipotesi, se non addirittura irricevibile nella peggiore. Difficile credere che l'esercito degli astenuti abbia torto: per quale motivo dovrebbe rinunciare al sacrosanto diritto di esprimere la propria preferenza o avversione? È più verosimile ritenere che privarsi della titolarità di sostenere un partito,un candidato sindaco, aspiranti consiglieri comunali sia dovuto alla maturata consapevolezza che nulla - neppure il suffragio a una compagine apertamente antisistema - valga un passaggio nella cabina elettorale tanta è la delusione sedimentata nel corpo elettorale a fronte di promesse senza seguito e dell'innegabile degrado nel quale si è costretti a vivere. Il voto amministrativo disertato da un numero insolitamente consistente di elettori, soprattutto a Roma, è un campanello d'allarme per la nostra democrazia devastata da interpreti mediocri i quali, per quanto smarriti, evitano (almeno sembra) di chiedersi come è potuto accadere che gli elettori preferiscano evitare la partecipazione politica invece di schierarsi. La risposta è semplice: l'omologazione ha contagiato partiti e movimenti; tutti parlano lo stesso linguaggio; la povertà di idee li accomuna in uno stesso recinto dal quale chi dovrebbe scegliere si tiene alla larga. E, per di più, l'alto tasso di corruzione certo non invoglia a parteggiare per questo o per quello, mentre sotto il peso insopportabile di un fisco opprimente muore perfino il più lieve e meno pretenzioso sogno di benessere. Quando decine di migliaia di cittadini rifiutano il voto amministrativo, quello al quale oggettivamente dovrebbero tenere di più perché da esso dipende (o dovrebbe dipendere) la qualità della loro vita, significa che la politica ha toccato il fondo, che il disamore per la comunità e per la cosa pubblica ha raggiunto il punto di non ritorno. Forse significa che la democrazia non gode buona salute . E questo sì che è un problema per tutti. Sottovalutarlo è da stolti, come pure è indecente attribuire ad una sorta di afasia collettiva il distacco dalla politica. Se la gente non va più a votare come una volta - ed alle amministrative è ancora più grave per la "vicinanza" all'organismo per il quale è richiesto il suffragio - è perché le forze politiche non sono più in grado di articolare una proposta complessiva da un lato, e dall'altro a dare un senso convincente alla modernizzazione delle città la cui decadenza non sfugge a nessuno e la difesa dell'operato da parte dei sindaci uscenti talvolta è addirittura patetico. Insomma, le piazze vuote che abbiamo visto ed i seggi malinconicamente disertati - anche a Bologna dove si è votato per il referendum sulle scuole private - ci fanno capire che una parte considerevole degli elettori, a prescindere dalle opinioni e dalle simpatie professate, sembra che si sia arresa anche a fronte dalla continua chiamata ad esprimersi, mentre probabilmente vorrebbe essere semplicemente governata. Le urne poco piene simboleggiano, in definitiva, la sconfitta di un sistema incapace di comprendere ansie e problemi dei cittadini. E segnalano un pericolo se la tendenza dovesse radicalizzarsi, come elezione dopo elezione sembra stia avvenendo, e cioè che la democrazia subisce una appropriazione da parte delle oligarchie, mentre interessa sempre di meno le masse deluse dalla mancanza di buon governo a livello locale. E di questo dovrebbero tener conto i ciarlieri comizianti in servizio permanente effettivo i quali piuttosto che dedicarsi all'amministrazione cui sono chiamati sembrano maggiormente attratti ad occuparsi di altro, del partito o addirittura del governo nazionale. I cittadini no di Gennaro Malgieri

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