Mercoledì prossimo la Commissione europea proporrà ai 27 di chiudere la procedure per deficit eccessivo per l’Italia. Ieri il vicepresidente, nonchè commissario agli Affari monetari, Olli Rehn ha consegnato ai commissari la proposta positiva. Le cordinate economiche sono a posto secondo i criteri di Maastricht. Nelle ultime previsioni di Bruxelles, il rapporto deficit/pil della penisola, dopo il 3% del 2012, è infatti stimato in calo al 2,9% quest'anno e al 2,5% nel 2014. Il documento di Rehn, che Il Tempo è in grado di anticipare, contiene oltre al giudizio positivo anche sei raccomandazioni. Ovvero di continuare nella riduzione del debito pubblico, di sfoltire la burocrazia nella pubblica amministrazione, di completare il rimborso dei debiti dello Stato alle imprese e assicurare in futuro il puntuale pagamento, di riformare il sistema bancario e quello della giustizia civile, ridurre la tassazione sul lavoro, liberalizzare i servizi e rendere il lavoro più flessibile sia in fase di contrattazione salariale che di apprendistato oltre ad introdurre altre misure per favorire l’ingresso nel mercato del lavoro. Nel documento si sottolinea l’importanza della formazione. Inoltre si dice che a saldi invariati è meglio intervenire ad allegerire la tassazione sul lavoro piuttosto che quella sui consumi o sui beni immobiliari. In sostanza l’uscita dalla procedura per disavanzo eccessivo non deve essere interpretata come un cambiamento della situazione della nostra economia. Anzi, il superamento di queste forche caudine pone l’Italia in una posizione ancora più delicata. Il deficit dovrà restare sotto la soglia del 3% del pil e l’Italia dovrà attuare una agenda di riforme strutturali, necessarie per invertire il lungo e radicato declino della competitività. Se dovesse trasgredire ci sarebbero conseguenze gravi in termini di credibilità sui mercati e le sanzioni previste dal Patto di Stabilità. Far parte del club dei Paesi virtuosi vuol dire una riduzione degli interessi sul debito e dello spread e la possibilità, quindi che si possa agire con maggior vigore sul fronte della crescita. La chiusura della procedura d'infrazione per deficit eccessivo dovrebbe sbloccare circa 12 miliardi di investimenti produttivi da destinare, in primis, alle infrastrutture e al pagamento dei debiti della pubblica amministrazione. Ma in parte anche al piano occupazione che sta mettendo a punto il ministro del Lavoro, Enrico Giovannini. Il verdetto positivo consentirà soprattutto di mettere la spesa per gli investimenti fuori dal Patto di Stabilità e questo permetterebbe un margine di manovra più ampio. Resta quindi il problema delle coperture per l’eventuale congelamento dell’aumento dell’Iva dal 21 al 22% che dovrebbe scattare dal 1° luglio (2 miliardi) e per la sospensione dell’Imu sulla prima casa (altri 2 miliardi che potrebbero salire a 4 qualora si procedesse all’abolizione della tassa come chiesto dal Pdl). Poi servono 80-90 milioni per finanziare la proroga fino al 31 dicembre 2013 della detrazione fiscale del 55% per gli interventi di efficienza energetica e il rifinanziamento dello sgravio del 50% sulle ristrutturazioni edilizie. Entrambi i bonus scadono il 30 giugno.
L’Italia torna tra i Paesi virtuosi
In un documento la Commissione Ue chiede l’uscita dal deficit eccessivo e detta l’agenda
