Politica

Meno spesa e più turismo, a Viterbo la sfida di Poleggi

È candidato sindaco con la lista civica «La Mia Tuscia». Attacca gli avversari: «Destra e snistra hanno copiato il nostro programma»

«La Mia Tuscia non sarà una meteora: comunque vadano queste elezioni, lavoreremo per migliorare le condizioni di vita di Viterbo». Renzo Poleggi, 45 anni, è un viterbese doc che ha scelto di metterci la faccia candidandosi sindaco della sua città. Una vita di lavoro nella Tuscia: Renzo è stato impiegato dieci anni all’ACI di Viterbo, è diventato responsabile sportivo Csai, poi la scelta di mettersi in proprio aprendo una delegazione ACI a Vetralla («ovvero: mi sono ammazzato da solo», è la sua chiosa), e la carriera imprenditoriale, con l’apertura di un Service per il gruppo Audi. Ora Poleggi è consulente assicurativo e intermediario dell’Ina Assitalia. Due anni fa, con un gruppo di «amici veri», la scelta di mettere su un movimento politico indipendente, La Mia Tuscia. «Perché le urgenze politiche di questa terra sono le stesse di un cinquantennio fa e nulla cambierà se si resta con questa politica». Politica che per Poleggi è «unicamente basata sul vantaggio spicciolo», a cui oppone la sua lista, che è «un vero e proprio spaccato dell’universo sociale, raffigurabile visivamente come un condominio: si spazia dal ventenne disoccupato al geometra, dal pediatra al sottufficiale». Accendendo gli ultimi fuochi della campagna elettorale all’Orange Sporting Club, un centro sportivo a Bagnaia, Renzo Poleggi spiega il perché della sua corsa per Palazzo dei Priori: «A differenza di tanti autoproclamati sindaci, ho incassato la fiducia dei miei amici, i quali mi spalleggiano e hanno tutti partecipato alla stesura del programma. La Mia Tuscia è un movimento libero e indipendente che ha espresso collettivamente questa scelta di farmi correre da sindaco. E state certi che il nostro programma non finirà il giorno dello spoglio: continueremo a portare avanti le nostre istanze». Le altre liste non sono indipendenti? «Non m’interessa vedere in casa degli altri. Ci sono giochi di potere visibili a tutti i viterbesi, rapporti intrecciati, mogli e mariti candidati in liste diverse». Basta con destra e sinistra? «Entrambi i partiti hanno cercato di tirarci per la giacchetta, ma noi abbiamo scelto l’indipendenza. In compenso, hanno un po' ovunque scopiazzato il nostro programma, anche per nostra ingenuità: questi anni abbiamo parlato con tutti per cercare intese, e il giorno dopo uscivano interviste con le nostre idee». Il vostro bilancio della campagna elettorale viterbese? «Questi mesi ho sentito tante stupidaggini, un affollarsi di proclami elettorali senza tener conto che le casse comunali sono vuote. E a livello di strategia ho visto solo manìe di protagonismo». In queste elezioni si scontreranno quattordici candidati sindaco e ventuno liste: perché tanta frammentazione politica? «Perché sono prevalsi solo l’egocentrismo e l’arroganza dei vari candidati sindaci, vogliosi di "fare il personaggio pubblico per una settimana". Nessuna delle tante liste civiche in campo ha accettato di unirsi a noi in un progetto politico comune, non raccogliendo il discorso che avevamo aperto su un "quarto polo" che sarebbe servito a creare il potere necessario per risolvere i problemi». Quali sono i problemi più urgenti di Viterbo? «La città è nel caos più totale: un cantiere in atto dove vige l’indifferenza. Il nostro programma prevede misure urgenti e progetti a lungo termine. Un esempio: è sulla bocca di tutti l’idea di creare una "città termale", quando basterebbero piccoli interventi tempestivi per migliorare la situazione: opere di bonifica e pulizia da finanziarsi anche col pagamento di un ingresso simbolico. In generale, dobbiamo dare lustro a Viterbo puntando sul turismo, l’unica azienda che può davvero fiorire qui: se i papi l’hanno scelta come residenza ci sarà un motivo». Altre priorità? «Anziché incidere sulle tasche dei cittadini, vogliamo lavorare a una politica di revisione contabile sulla spesa comunale; e creare una cassa di microcredito per i piccoli imprenditori o per i padri di famiglia che restano disoccupati». Gli ultimi sondaggi prefigurano un testa-a-testa tra la lista civica «Viva Viterbo» dell’ex braccio destro di Gianfranco Fini, Filippo Rossi, e il candidato di centrosinistra Leonardo Michelini (ex presidente della Coldiretti), seguiti a stretto giro dal sindaco uscente pidiellino Giulio Marini e dal candidato M5S Gianluca De Dominicis: cosa pensa dei suoi avversari? «La situazione è talmente caotica che potrebbero esserci grosse sorprese. Noi non abbiamo paura e facciamo tanto di cappello a chi ci ha messo la faccia. Credo che al ballottaggio il confronto sarà tra il candidato di centrosinistra Michelini e il sindaco uscente di centrodestra Marini, anche se Filippo Rossi ha indubbiamente un suo seguito grazie al suo lavoro di organizzatore di kermesse culturali. Non possiamo far altro che sperare che chiunque vinca metta al primo posto interesse dei viterbesi, anche se ora come ora non vediamo nessuno in grado di garantirlo». Se a questo turno non dovesse farcela, «La Mia Tuscia» convergerà su qualche lista all’eventuale ballottaggio? «Vedremo se ci saranno le condizioni per intese, da siglarsi solo in virtù della condivisione dei programmi. E collaboreremo con il vincitore, costruttivamente ma criticamente, in nome dei diritti dei viterbesi».

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.