La sfida per la poltrona di sindaco di Roma sta per entrare ormai nella fase clou. Il 26 e il 27 maggio la Capitale sarà chiamata a dare la propria preferenza, muovendosi in un clima di grande incertezza. I recenti sondaggi non confermano soltanto i consensi in equilibrio, ma anche la sostanziale improbabilità che si arrivi a decretare un vincitore prima del ballottaggio. È noto, d'altronde, che Roma vanta una prevalenza storica del centrosinistra, interrotta solo dopo la lunga amministrazione di Rutelli e Veltroni da Gianni Alemanno. E questa volta all'antagonista Ignazio Marino si sono aggiunti altri due candidati, Marcello De Vito e Alfio Marchini, in grado comunque di concorrere, insieme con gli altri minori, alla vittoria di uno dei due maggiori pretendenti. Oltre a ciò, è emersa durante la campagna elettorale una serie di punti di forza e di debolezza sia di Marino e sia di Alemanno. Sul sindaco uscente, infatti, vi è l'ombra delle raccomandazioni e il non poter usufruire dell'effetto novità che l'ha portato nel 2008 in Campidoglio. Marino, invece, gode sicuramente di una reputazione positiva, anche se ha incontrato contrarietà politiche interne al Pd che potrebbero fargli cedere consensi verso Marchini. Di là dei programmi veri e propri, che contemplano ovviamente i grandi nodi centrali in discussione come il problema delle abitazioni, quello dell'Imu e della sanità, saranno cruciali, in questi ultimi giorni, i sostegni che arriveranno dalle forze sociali che a Roma, come in ogni capitale importante, sono di eccezionale rilevanza. A questo si deve aggiungere, ovviamente, l'eco della politica nazionale, la quale entrerà in scena dando la zampata finale. Alemanno può confidare sulla presenza garantita di Berlusconi nel comizio di chiusura al Colosseo del 24, il quale notoriamente ha una sicura capacità di spostare il consenso convincendo gli indecisi. Questa settimana è, dunque, decisiva sotto ogni punto di vista. Una cosa, poi, che si farà sentire incisivamente, e che quindi peserà nel responso delle urne, è il voto cattolico. Qui occorre subito capirsi. Il riferimento non è solo alle associazioni familiari, alle parrocchie e al Vicariato, organo importante di collegamento tra la diocesi "speciale" di Roma e la Santa Sede, ma alla mentalità comune dei romani. Anche se i praticanti, di fatto, sono un'entità ormai non facilmente identificabile, i grandi temi propri della sensibilità cristiana sono comunque un fattore che farà da ago della bilancia. Mi riferisco all'insieme di quei valori inconfondibili che hanno ovviamente caratterizzato i tanti incontri che i candidati hanno avuto con le realtà ecclesiali e culturali della città: dalle Università Pontificie, ai collegi, per finire alle scuole e ai vari istituti religiosi di assistenza e formazione. Nello specifico possono suddividersi in due grandi aree d'interesse. Le garanzie concernenti le opere di solidarietà e l'impegno per i principi etici. Tradizionalmente la sinistra è più forte nel primo ambito e la destra nel secondo, ma molto fa oggi l'affidabilità che il candidato miete agli occhi dell'opinione pubblica. Senz'altro da medico Ignazio Marino ha delle credenziali nell'ambito non solo della solidarietà ma anche della sensibilità sociale. Tuttavia il suo punto di maggiore debolezza è costituito proprio dai cosiddetti principi non negoziabili. Sono risapute le convinzioni che Marino ha assunto senza remore a favore della fine vita, del testamento biologico e delle coppie di fatto, su cui si è anche tenacemente battuto. Non sarà facile perciò rimuovere alcuni dubbi forti che avvolgono la sua candidatura. Da questo punto di vista Alemanno offre maggiore sicurezza, anche perché appartiene a un mondo politico che ha sempre sostenuto con decisione l'indisponibilità della vita personale, la centralità della famiglia, la sussidiarietà e un'idea etica di società. Una cosa è sicura: i cattolici romani non staranno a guardare. E, prima di votare, valuteranno scrupolosamente l'attendibilità del loro futuro sindaco.
I voti cruciali dei cattolici romani
