È il gioco delle parti in una «commedia» che va avanti da 19 anni. Il Pdl fa quadrato attorno a Silvio Berlusconi. Il Pd risponde andando all’attacco del Cavaliere. Terreno di scontro, ovviamente, la giustizia. Mercoledì Enrico Costa, il vicepresidente Pdl della giunta per le Autorizzazioni della Camera, ha aperto il cassetto della sua scrivania e ha tirato fuori il vecchio disegno di legge, prima firma Angelino Alfano, sulle intercettazioni. Il «bavaglio» come amano chiamarlo gli oppositori. Costa lo ha ripresentato senza cambiare una virgola e subito sono cominciate le polemiche. Ieri è arrivata la risposta democratica. L’onere, o l’onore, se lo è assunto il capogruppo Pd a Palazzo Madama Luigi Zanda che, intervistato da Avvenire , ha rilanciato un suo vecchio cavallo di battaglia: l’ineleggibilità di Berlusconi. Era stato lui, infatti, a parlarne poche settimane dopo il voto. E oggi come allora il Pdl insorge. «Secondo la legge italiana Silvio Berlusconi, in quanto concessionario, non è eleggibile - spiega il senatore democratico -. Ed è ridicolo che l’ineleggibilità colpisca Confalonieri e non lui». Quanto poi alla possibilità che il Cavaliere diventi senatore a vita aggiunge: «In sessantasette anni di Repubblica non è mai stato nominato nessun senatore a vita che abbia condotto la propria vita come l’ha condotta Berlusconi. Non credo che debba aggiungere altro». Il seguito è piuttosto prevedibile. L’elenco di deputati e senatori Pdl che si scagliano contro Zanda è abbastanza lungo. Si parte con Renato Schifani: «L’intervista del presidente Zanda non facilita il compito del governo Letta. Spiace che il capogruppo del Pd torni a ribadire, dopo averlo già fatto a inizio legislatura, la sua opinione personale sull’ineleggibilità del presidente Berlusconi, contraddicendo i pronunciamenti più volte espressi dalla competente giunta parlamentare in materia. Ma ancor di più resto sorpreso di fronte alla sua volontà di giudicare la vita altrui in maniera così superficiale, esprimendo una valutazione morale francamente inopportuna». Quindi seguono Anna Maria Bernini («Le affermazioni del senatore Zanda sono altrettante mine sul terreno politico in cui agisce il governo Letta»), Renato Brunetta («Aveva già espresso questo suo convincimento. Ma erano altri tempi, quando il Pd flirtava con i grillini. Oggi c’è un governo di grande coalizione. Evidentemente Zanda vuol far cadere questo governo»), Altero Matteoli («Se il Pd vota l’ineleggibilità di Silvio Berlusconi è chiaro che andiamo tutti a casa»), Barbara Saltamartini («Dobbiamo prendere in parola le intollerabili e arroganti affermazioni del senatore Zanda?»), Daniela Santanchè («Siamo da poche ore al lavoro su provvedimenti importantissimi per l’economia, qualcuno ci dica se stiamo perdendo tempo»). E via così. Ma critiche al senatore Pd arrivano anche dal suo partito e dagli alleati. «Con tutto il rispetto - spiega il democratico Nicola Latorre ospite di Un giorno da pecora -, non spetta né a me né a Zanda decidere su chi deve fare il senatore a vita». Mentre Marco Di Letto, eletto nel Pd ma presidente dei deputati del Psi, sottolinea: «Le parole possono essere pietre e il governo Letta, con le affermazioni di Zanda sull’ineleggibilità di Berlusconi, si è beccato una bella sassata». Applaudono invece, quelli che sul tema dell’ineleggibilità del Cavaliere, non sempre con risultati soddisfacenti, hanno costruito l’intera campagna elettorale (e un bel pezzo di carriera politica). Su tutti Antonio Di Pietro: «Meglio tardi che mai. Finalmente dal Pd arriva una parola chiara sul tema. Ci auguriamo che dalle parole si passi ai fatti e che non sia la posizione isolata di un singolo esponente del Partito democratico. Speriamo che non facciano più gli gnorri come è già accaduto in passato». Soddisfatto anche il capogruppo del MoVimento 5 Stelle al Senato Vito Crimi: «Prendiamo in parola le dichiarazioni di Zanda. Siamo pronti a sostenere e votare nelle apposite sedi, l’ineleggibilità di Silvio Berlusconi, così come a contrastare politicamente la sua elezione a senatore a vita. La nomina di Berlusconi senatore a vita sarebbe un affronto al Paese e al rispetto delle leggi». Forse per questo Zanda fa una parziale marcia indietro: «Sull’eleggibilità di Berlusconi da dieci anni ho una posizione personale, la esprimo da molto tempo prima di essere eletto capogruppo e non sarebbe serio cambiarla ora. È una posizione che nulla ha a che vedere con la tenuta del governo Letta». Sarà, ma di certo non aiuta.
Il Pd ci riprova: «Il Cav è ineleggibile»
Il capogruppo al Senato Zanda rilancia il suo cavallo di battaglia Insorge il Pdl: «Così mina il governo». Applausi da grillini e Di Pietro
