Politica

«Basta tabù, la giustizia è da rifare»

Il «formattatore» del Pdl avvisa: «I processi di Berlusconi non devono diventare un alibi per evitare la riforma. Lo vogliono migliaia di cittadini, non il Cavaliere»

«C’è un Guardasigilli, la Cancellieri, apprezzato da tutte le forze. Ci sono i cittadini che chiedono tempi del processo rapidi, responsabilità civile dei magistrati e certezza della pena. Non ci devono più essere, invece, alibi per rimandare ancora la riforma della giustizia». Alessandro Cattaneo, sindaco di Pavia e presidente «pro tempore» dell’Anci, è stato a lungo il «formattatore» del Pdl. Ma questo non gli ha impedito di partecipare alla manifestazione di Brescia. Perché chiedere una giustizia equa «non significa difendere Berlusconi, ma ripristinare lo Stato di diritto». Cattaneo, come giudica le polemiche scatenate dal comizio di Brescia? «Un’enfatizzazione eccessiva di una normale manifestazione politica. Berlusconi e i ministri del Pdl non sono intervenuti su una priorità dell’agenda del governo. In passato, mi riferisco ai tempi di Prodi, c’erano ministri che andavano in piazza contro provvedimenti dello stesso governo di cui facevano parte». Per alcuni a Brescia si è messa a rischio la tenuta del governo. «È quello che succede ogni volta che si tocca il tema giustizia. Purtroppo le vicende di Berlusconi rappresentano un fattore ostativo ogni volta che si parla di riforme in tal senso. Ma questo non accade certo a causa del Pdl, le responsabilità stanno tutte dall’altra parte». Che idea si è fatto di quanto sta accadendo a Milano? «Non voglio entrare nel merito del caso Ruby. Mi limito a dire che ci sono state evidenti sproporzioni. Penso all’utilizzo macroscopico delle intercettazioni e al fatto che puntualmente gli atti vengono pubblicati dai giornali. Ormai basta collegarsi a Youtube per accedere a colloqui che dovrebbero restare segreti. Le sembra normale che accada questo in uno Stato di diritto? Se un giorno in questo Paese si riuscirà finalmente ad affrontare il tema giustizia ci si renderà conto che il problema non è Berlusconi, ma le migliaia di altri imputati che chiedono tempi certi del processo e responsabilità civile dei magistrati». Le priorità del governo sembrano essere altre. Da presidente dell’Anci come vive la discussione sull’Imu? «Innanzitutto mi lasci dire che io ho fiducia in questo governo. La gente chiede scelte coraggiose e incisive, mi auguro che siano fatte al di là di quanto resterà in carica l’esecutivo. Sull’Imu spero solo che l’approccio sia sistemico, che non ci si limiti come al solito a passare da un’emergenza all’altra?». In che senso? «Il punto non è dove trovare la copertura per togliere l’Imu. Il punto è ridiscutere finalmente come si vuole applicare il federalismo fiscale, come si affronta il nodo dell’enorme spesa introduttiva dello Stato. Non basta togliere una tassa e metterne un’altra per compensare». I sindaci temono un’altra mazzata? «Per ora abbiamo chiesto un incontro al ministro Saccomanni prima che sia varato il provvedimento. Non voglio giudicare l’operato del governo prima di avere elementi concreti. Fatto sta che se si tolgono altre risorse ai Comuni salteranno i bilanci di tutti gli ottomila enti. Ma la presenza nel governo di sensibilità locali come quelle di Delrio e Zanonato mi tranquillizza». L’esito delle elezioni, col ritorno trionfale del Cav, ha definitivamente archiviato la «formattazione» nel Pdl? «Berlusconi ha recuperato otto punti percentuali in campagna elettorale. Piaccia o non piaccia, questa è la verità. In ogni caso rivendico la battaglia che abbiamo portato avanti, noi nel Pdl e Renzi nel Pd. I risultati si sono visti: abbiamo un governo di età media molto inferiore ai precedenti e con una larga presenza femminile». Eppure il tema del dopo-Berlusconi prima o poi andrà affrontato... «Di certo dobbiamo attrezzarci. Bisogna strutturare meglio il partito a livello locale e puntare su personalità fuori dal coro, pescate nella società civile. Dire sempre quello che si pensa a tutti i livelli e credere nelle primarie, ma ben organizzate e non fini a se stesse. Accelerare il più possibile, in definitiva, il lavoro per creare il Ppe italiano».

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