di Francesco Damato No, per favore. Non si cerchi ora di liquidare il più clamoroso e significativo passaggio della lunga requisitoria di Ilda Boccassini nel processo a Milano contro Silvio Berlusconi per concussione e prostituzione minorile come una banale "gaffe" o un altrettanto banale "lapsus". Che sono i termini subito adoperati dai giornaloni sempre pronti a minimizzare errori e strafalcioni quando a commetterli sono uomini e donne in toga impegnati contro l'odiato Cavaliere, come una ventina d'anni fa si faceva con i magistrati alle prese contro l'odiato di turno, che era Bettino Craxi. Le cui piaghe da diabete certificate dai medici a giustificazione dell'assenza dell'imputato da un'udienza furono liquidate come banali "foruncoloni" dall'allora pubblico ministero Antonio Di Pietro. Che poi, neppure dopo la morte dell'interessato, ha mai trovato il tempo e il buon gusto di scusarsene con i familiari, avendo voluto evidentemente rimanere fedele all'immagine di un accusatore implacabile. I cui cedimenti alla commozione e ai dubbi sulla congruità dei mezzi usati dalla giustizia ai tempi di Tangentopoli, se non ricordo male, si colsero solo di fronte ai suicidi dell'ex presidente dell'Eni Gabriele Cagliari, stanco del carcere dove era stato rinchiuso in via "cautelare", e del co-fondatore di Enimont Raul Gardini, in procinto di finirvi. Questa volta, per fortuna, l'imputato eccellente non è in galera, né rischia di arrivarvi a giorni, o a settimane, o a mesi, sia per lo stato dei suoi processi sia per l'immunità parlamentare di cui gode su questo versante per volontà di una decina di milioni di elettori che gli hanno appena confermato la fiducia. Né la sua recente malattia agli occhi, per quanto finita anch'essa sotto le lenti giudiziarie di controllo, è minimamente paragonabile al diabete di Craxi. Ma il contesto, diciamo così, ambientale nel quale la procuratrice aggiunta di Milano ha chiesto ieri contro di lui sei anni di carcere e l'interdizione perpetua dai pubblici uffici fa venire lo stesso la pelle d'oca. Il contesto, per esempio, di una rappresentazione dei fatti e della presunta vittima del reato di prostituzione minorile, la marocchina Karima El Mahroug, più nota come Rubacuori, che ha indotto anche cronisti giudiziari e commentatori non certamente sospettabili di indulgenza verso il Cavaliere a parlare, come dicevamo, di "gaffe" e "lapsus". Una ragazza, la marocchina, entrata nel processo come vittima, o parte lesa, per i rapporti con l'imputato, nonostante i suoi ripetuti ed anche recenti dinieghi di avere fatto sesso con lui, e uscita dalla requisitoria della procuratrice aggiunta come "intelligente, furba, ma di quella furbizia orientale propria delle sue origini". Che tra bugie e comportamenti da prostituta sarebbe riuscita a "sfruttare l'avvenenza fisica da un lato e il fatto di essere musulmana dall'altro". Se parole del genere fossero state pronunciate dall'eurodeputato leghista Mario Borghezio in una intervista, in un comizio o in una taverna, con commensali del suo partito, nessuno gli avrebbe risparmiato l'accusa di razzismo. Ma alla signora Boccassini, per la funzione che svolge e per la sede in cui ha parlato, un'aula di tribunale dove peraltro ha potuto parlare dopo una lunga pausa del processo, e quindi in tempo per calibrare bene concetti e termini, senza inutili e pericolose improvvisazioni, sembra che sia consentito rimproverare solo una "gaffe" o un "lapsus", salvo denunce naturalmente. Che con i tempi che corrono potrebbero non stupire, per cui si sarebbe tentati dalla paura di avventurarsi a condividere questa pur minima soglia di reazione critica. A questo punto mi e vi chiedo se si può ancora considerare fisiologico, come pretendono le cosiddette alte autorità dello Stato e il presidente dell'associazione nazionale dei magistrati, un sistema giudiziario nel quale si assiste a simili passaggi processuali con il timore di commentarli con il cuore in mano, oltre che con il cervello al suo posto. Passaggi peraltro di un processo curiosamente rimasto incardinato a Milano, e non finito a Brescia, anche dopo l'esplosione di un clamoroso contrasto di valutazione fra la procuratrice del tribunale dei minori Anna Maria Fiorillo e la Procura della Repubblica di cui la Boccassini è aggiunta sui fatti accaduti nella notte in cui la ragazza marocchina finì in Questura, nel 2010, e ne uscì affidata, su presunta concussione dell'allora presidente del Consiglio Berlusconi, alla consigliera regionale Nicole Minetti.
Quando parla il pm non è razzismo
di Francesco Damato...