La mazzata è arrivata. Silvio Berlusconi se l’aspettava e l’aveva già confessato più volte ai collaboratori. Quello che l’ex premier non immaginava era però la portata del colpo infertogli dalla Boccassini: la richiesta di condanna a sei anni di carcere e di interdizione perpetua dai pubblici uffici. Il tutto espresso in una requisitoria mai così prolissa (oltre sei ore) e condito da giudizi sprezzanti che hanno trasformato l’intervento della pm quasi in un comizio politico. In molti hanno descritto il Cav deluso e perplesso dopo aver letto le agenzie che riferivano quanto stava accadendo al Tribunale di Milano. I «falchi» del Pdl continuavano a telefonargli per chiedere una reazione ferma alla requisitoria della Boccassini. Berlusconi invece ha ancora una volta voluto recitare la parte della colomba, garantendo che il governo non corre nessun pericolo per via delle sue vicende giudiziarie. Ma, al tempo stesso, rilasciando una dura nota contro la richiesta di condanna di «Ilda la rossa»: «Non mi è stato possibile ascoltare la requisitoria - ha scritto - Ho letto le agenzie. Che devo dire? Teoremi, illazioni, forzature, falsità ispirate dal pregiudizio e dall’odio, tutto contro l’evidenza, al di là dell’immaginabile e del ridicolo.Ma tutto è consentito sotto lo scudo di una toga. Povera Italia!». Per adesso, comunque, l’ordine è di tenere separate le partite del governo e quelle personali con la giustizia. Lo ha ribadito anche il vicepremier Angelino Alfano: «Mi rifaccio a quanto ha detto molto responsabilmente il diretto interessato, che ha negato che ci saranno falli di reazione». Eppure qualcosa nel partito si starebbe muovendo. Lo si capirebbe anche dall’ordine partito da Berlusconi di posporre il cambiamento della legge elettorale alle altre eventuali riforme istituzionali che il Parlamento dovrebbe mettere in cantiere. Un modo, in pratica, per congelare il «Porcellum» ancora per diversi mesi. Se la situazione dovesse degerare, insomma, il Cavaliere vorrebbe tenersi le mani libere per far cadere il governo («sull’economia, però, mai sulla giustizia») tornare alle urne in qualsiasi momento, a ottobre o magari il prossimo aprile, e farlo con l’attuale legge elettorale ancora in vigore, in modo da poter conquistare il copioso premio di maggioranza alla Camera. I sondaggi, d’altronde, parlano chiaro. Anche le ultime rilevazioni realizzate da Emg per La7 hanno confermato il trendo delle ultime settimane, col centrodestra che può contare su un vantaggio di 4-5 punti percentuali sul centrosinistra. L’ipotesi di far saltare il tavolo, però, resta al momento abbastanza remota. Anche perché il processo Ruby è ancora lontanissimo dal completare i tre gradi di giudizio. Ben più preoccupante è la situazione del processo Mediaset. È su quel fronte, che contempla anche la condanna a 5 anni di interdizione dai pubblici uffici, che il Cavaliere potrebbe essere tentato di far saltare il tavolo. Ma l’ex premier continua a essere fiducioso sull’annullamento del processo in Cassazione.
Il Cav: «Dai pm odio e falsità»
L’ex premier sbotta: «Un teorema al di là del ridicolo, povera Italia» Ma arriva la garanzia a Letta: nessun riflesso sulla tenuta del governo
