Politica

«Questo non è il mio governo ideale»

Il premier all’assemblea del Pd riconosce l’eccezionalità dell’esecutivo ma assicura massimo impegno. La priorità: un piano per il lavoro ai giovani

«Sono qui oggi con profonda emozione, sono qui a dire quanto l’eccezionalità di questo momento la sento profondamente su queste spalle. Questo non è il governo per il quale ho lottato, non è il mio governo ideale, e non è nemmeno il mio presidente del Consiglio ideale». Il presidente del Consiglio Enrico Letta, spiega così intervenendo all’Assemblea Nazionale del Partito alla Nuova Fiera di Roma il suo stato d’animo di premier di un governo delle larghe intese. Nonostante l’eccezionalità della situazione però il presidente del Consiglio non si tira indietro rispetto ai suoi doveri: «Mi dedicherò con impegno totale alla missione che il Parlamento mi ha affidato, fino all’ultimo giorno di vita del governo. Non governerò a tutti i costi ma con tutte le energie che il Signore mi ha dato». Letta anticipa anche su quale punto centrerà la sua attività puntando sul fatto che al Consiglio Ue si vari un grande piano per il lavoro dei giovani. «Sarebbe assurda l’idea di partire con piani faraonici, soldi immediatamente spendibili da subito. Con misure nazionali e grandi misure europee», ha spiegato. «Se riusciamo a far sì che il consiglio Ue di giugno sia di svolta su questo tema, mi batterò e ci batteremo con tutte le nostre forze. Per esempio la golden rule per l’abbattimento delle tasse sul lavoro dei giovani». Il futuro insomma passa da Bruxelles e lo sforzo per valorizzare le potenzialità dell’Unione Europea deve essere massimo, pena il dissolvimento. Letta non risparmia critiche alla gestione politica europea guidata dalla sola ricetta rigorista imposta dalla Germania. «L’Europa rischia se non siamo in grado tutti, e riguarda in particolare noi Italiani, di dire che l’Europa non può continuare su questa strada. Perché l'Europa lavora sui temi distanti dai cittadini». Anche attraverso una maggiore flessibilità dei bilanci pubblici da parte dei governi europei si può rimettere in moto il processo di creazione di lavoro, grande assente nei paesi Ue da qualche tempo. Lo conferma lui stesso che la sua principale attenzione sarà su questo: «Se mi domandassero per cosa ti piacerebbe che questo governo fosse ricordato, io risponderei: vorrei che questo governo riuscisse a dare lavoro ai giovani. Far abbassare il livello di disoccupazione giovanile insostenibile. Voglio che si fermi questo trend e farlo iniziare a scendere dalla soglia del 37%». Ma non è solo il lavoro a catalizzare l’attenzione del neopremier e della sua azione di governo. «La riforma della politica dovrà essere una delle ossessioni della nostra azione e dovremo dare risposte subito» dice Letta che aggiunge anche i primi punti su cui agire «a partire dalla riforma elettorale, ha proseguito, e «la fine del finanziamento pubblico dei partiti come lo abbiamo conosciuto sostituito da forme che diano protagonismo alla società». Il pensatoio di parte della sua azione politica e delle riforme da mettere in campo nei prossimi mesi sarà anche il «conclave» con i suoi ministri che parte oggi a Sarteano nell’abbazia di Spineto. «Nella due giorni in Toscana il governo metterà a punto la strategia dei prossimi mesi sulla riforma della politica, della Costituzione, sulla legge elettorale, la fine del finanziamento pubblico ai partiti come conosciuto oggi, il Senato delle autonomie. Sono cose imprescindibili, non ci sono alternative». Infine sul tema della cittadinanza e delle polemiche scatenate sullo ius soli, il diritto ad acquisire la nazionalità italiana automaticamente, se si nasce sul suolo italiano, Letta si avvale dell’incipit del rapporto sugli immigrati italiani, del 1912, del servizio immigrazione degli Stati Uniti al Congresso. «Generalmente sono di piccola statura e di pelle scura. Non amano l’acqua, molti di loro puzzano perché tengono lo stesso vestito per molte settimane. Si costruiscono baracche di legno ed alluminio nelle periferie delle città dove vivono, vicini gli uni agli altri. Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti. Si presentano di solito in due e cercano una stanza con uso di cucina. Dopo pochi giorni diventano quattro, sei, dieci. Tra loro parlano lingue a noi incomprensibili, probabilmente antichi dialetti. Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l'elemosina ma sovente davanti alle chiese donne vestite di scuro e uomini quasi sempre anziani invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti. Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti tra di loro. Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti. Le nostre donne li evitano non solo perché poco attraenti e selvatici ma perché si è diffusa la voce di alcuni stupri consumati dopo agguati in strade periferiche quando le donne tornano dal lavoro». «Credo che non ci sia altro da aggiungere», ha concluso Letta

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