Politica

"Fermare la violenza, anche solo verbale"

Napolitano interviene durante la commemorazione del giorno della memoria delle vittime del terrorismo e delle stragi: "C'è il rischio che porti all'eversione"

Trentacinque anni fa il cadavere di Aldo Moro veniva ritrovato nel bagliaio di Renault 4 rossa a Roma, in via Caetani. Non a caso, nel 2007, venne scelto questo giorno per celebrare la memoria delle vittime del terrorismo e delle stragi. Un appuntamento particolarmente sentito dal Capo dello Stato Giorgio Napolitano che anche stamattina, parlando durante la commemorazione al Senato, ha rivolto un appello a tutti affinché non si ripetano gli errori del passato. Dagli anni del terrorismo c'è molto da imparare, ha sottolineato, " ad esempio che bisogna fermare la violenza prima che si trasformi in eversione. In questo momento non possiamo essere tranquilli davanti a esternazioni anche solo sul piano verbale o sul piano della propaganda politica". "Basta chiamare questi palazzi i palazzi del potere - ha aggiunto -, sono i palazzi della sovranità popolare". Ma dal passato arriva, secondo Napolitano, anche una lezione positiva: "L'Italia ha superato non solo momenti di tensione ma periodi tragici che l'hanno esposta a rischi estremi. Se abbiamo superato quei momenti, sapremo superare le prove che abbiamo davanti". L'ultimo pensiero è per una delle pagine buie della storia della Repubblica Italiana. Il pensiero del Capo dello Stato è rivolto al 1973 e al rogo che, a Primavalle, costò la vita ai fratelli Stefano e Virgilio Mattei, figli del segretario della sezione locale del MSI. "Ai fratelli Mattei - ha detto con voce ferma il Capo dello Stato - spetta di diritto di entrare nell'album doloroso delle vittime del terrorismo, senza nessuna parzialità e ghettizzazione". Sempre stamattina il presidente della Repubblica aveva inviato un messaggio alla Conferenza "The State of the Union" in corso a Firenze nel giorno della festa dell'Europa. "Oggi  - scrive il presidente della Repubblica - l'Unione europea non può esitare dinanzi al nuovo percorso da compiere. Troppo pressanti sono i problemi sociali ed economici. Se ne debbono far carico pienamente le istituzioni europee rispondendo alle attese delle giovani generazioni e suscitando in esse rinnovata fiducia nella fecondità dell'esperienza e del disegno dell'Europa unita. Occorre, senza concederci alcuna indulgenza, proseguire sulla via delle riforme e dell'effettivo sollecito avvio di indispensabili politiche comuni a sostegno della ripresa dell'economia e dell'occupazione". "Sono convinto - conclude - che l'Italia non mancherà in questo contesto di dare il proprio convinto e forte contributo alla prospettiva dell'unità politica europea secondo l'originale ispirazione federalista che la caratterizza".

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