Politica

Processo Mediaset, confermata la condanna per Berlusconi

La Corte di Appello di Milano ha confermato la condanna a 4 anni per il Cavaliere nel processo per i diritti tv Mediaset. Per lui anche l'interdizione dai pubblici uffici per 5 anni

La Corte di Appello di Milano ha confermato la sentenza di condanna per Silvio Berlusconi nel processo sui diritti televisivi Mediaset. In primo grado il Cavaliere era stato condannato a 4 anni (3 coperti da indulto) e a 5 anni di interdizione dai pubblici uffici. Immediata la reazione del Pdl che si è scagliato contro la decisione dei magistrati. Tace per ora l'ex premier che pure stamattina era intervenuto a Mattino Cinque per bocciare definitivamente l’idea di Enrico Letta di una Commissione per le riforme e rilanciare invece il ruolo del Parlamento per fare le modifiche necessarie a cambiare l’architettura istituzionale del Paese. "L'idea della Convenzione è nata da una proposta di D'Alema, poi confermata nel rapporto dei saggi e infine Letta l'ha confermata nel suo discorso in Parlamento –  aveva spiegato – Io ho assistito al dibattito su chi dovesse essere il Presidente: tutto tempo perso perché si tratta di un organismo che non è previsto dalla nostra Costituzione e richiederebbe dei tempi di approvazione che non farebbero altro che allungare il percorso per il cambiamento". Per questo, Berlusconi ha proposto che le riforme siano fatte dal Parlamento "in modo tale che si possa arrivare nel tempo più breve possibile a un cambiamento vero che oggi è urgente avere". Quindi ha anche spiegato di non aver mai pensato seriamente a presiedere il nuovo organismo: "Ho visto tutte le critiche mosse alla mia persona sull'eventualità della mia presidenza della Convenzione. Ma io l'ho buttata lì, era una battuta, stavo evidentemente scherzando. Poi quando i giornalisti mi hanno chiesto se io avrei potuto presiedere la Convenzione, ho detto "certo, sono il migliore". Ma scherzi a parte io nel '94 sono stato il primo a parlare della necessità di riformare la Costituzione e ho le idee chiare". "L'Italia non è un Paese veramente governabile, per questo è necessario cambiare la Costituzione – ha proseguito Berlusconi – Le riforme sono urgenti e si deve perciò dare al premier gli stessi poteri dei suoi colleghi delle democrazie occidentali, la decretazione d'urgenza e una sola Camera per approvare le leggi entro 190 giorni". Poi, ha aggiunto, occorre "dimezzare il numero dei parlamentari" e riformare la composizione della corte costituzionale. "È auspicabile che nel frattempo anche gli italiani imparino a votare: tutti danno la colpa di tutto ai poveri politici, io non mi ritengo tale, ma gli italiani dovrebbero imparare a votare". L'ultimo pensiero era stato un incoraggiamento al gioverno: " Non mi sembra logico in un momento come questo in cui tutti devono fare il maggiore sforzo per il Paese, buttare difficoltà sul Governo che invece deve essere aiutato al massimo". Chissà se ora ha cambiato idea.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.