Politica

Occhio agli spot di Balotelli

di Marlowe...

di Marlowe Cécile Kyenge, ministra Pd per l'Integrazione, vuol dare la cittadinanza a chi nasce in Italia in base allo "ius soli". Vorrebbe anche abolire il reato di immigrazione clandestina. Ed avere come testimonial Mario Balotelli: il bomber del Milan e della Nazionale è disponibile. Si tratta di una buona trovata mediatica, e non solo: Balotelli, premiato da Time come uno dei cento uomini più influenti del mondo, è stato acquistato da Silvio Berlusconi a gennaio con un contratto fino al 2017 di quattro milioni l'anno minimi. Tifosissimo del Milan è anche Enrico Letta. Un suo spot ne accrescerebbe l'influenza, forse ne mitigherebbe gli eccessi, magari ne risentirebbe il già ottimo rendimento. Il problema, però, è che non si capisce per che cosa il campione dovrebbe testimoniare. Se è contro il razzismo va benissimo. Se per l'integrazione non scherziamo: questo figlio di immigrati ghanesi ha ottenuto la cittadinanza solo al compimento dei 18 anni, ma in precedenza aveva beneficiato dei servizi sociali di Brescia, che quando si chiamava Barwuahlo lo dettero in affido appunto alla famiglia Balotelli (i fratelli maggiori sono diventati suoi procuratori). Insomma, una storia di successo e miliardi, sempre razzismo a parte. Nella quale l'integrazione c'entra poco o nulla. Invece se si desse la cittadinanza a tutti gli immigrati regolari e non, ed ai loro figli nati da noi, la popolazione aumenterebbe di circa sei milioni di persone: 4,2 sono gli stranieri con permesso di soggiorno, un milione e mezzo i clandestini. Tra questi anche Ablaye Ndoye, il 34enne senegalese accusato di avere ucciso Ilaria Leone, clandestino da otto anni, per tre volte raggiunto da decreti "esecutivi" di espulsione, perfino beneficiario di asilo politico, e che senza il delitto avrebbe continuato a spacciare hashish e sfasciare negozi. Siamo sicuri che il solo accennare da parte di un ministro alla cittadinanza libera e addirittura far balenare l'abolizione del reato di immigrazione clandestina, non spalanchi le nostre coste e bucherellate frontiere a nuove ondate di sbarchi e traffici? Ma anche: quanto costerebbe un'operazione del genere in termini di assistenza, prestazioni sociali, diritti? Genericamente gli ottimisti dicono che gli immigrati sono un costo immediato ma un investimento per il futuro, anche grazie all'incremento demografico. Eppure non esiste un paese, anche tra quelli di tradizione multietnica, che non abbia rivisto o stia rivedendo le leggi in senso restrittivo. Uno studio di Immacolata Caruso e Bruno Venditto, due tra i maggiori esperti di immigrazione, evidenzia come Usa, Gran Bretagna, Francia, Germania, tutti paesi con gestione degli immigrati strutturata da anni, stiano modificando le loro politiche in base a criteri di sostenibilità. Mentre Spagna e Italia si muovono senza un orientamento preciso, spesso in preda all'emergenza. Gli Usa, assieme a Canada e Francia, sono l'unico paese nel quale vige lo ius soli. Eppure applicano celebri e ferrei controlli alle dogane e hanno costruito un muro elettrificato al confine del Messico. La Gran Bretagna "dove" dicono gli studiosi "il governo ha sempre considerato l'immigrazione un elemento non solo centrale per lo sviluppo del paese, ma essenziale per sostenerne la prosperità", ha cominciato a cambiare rotta nel 2002 con il White Paper Secure Border-Safe Havens, finché il premier David Cameron ha dichiarato "concluso e insostenibile per il presente e futuro" il modello sociale multietnico. Il governo francese, nel 2006-2007, ha introdotto l'impronta digitale elettronica, ridotta drasticamente la possibilità di ottenere la carta di residenza, "mentre anche gli stranieri in possesso di requisiti professionali d’interesse per gli imprenditori francesi hanno un visto di tre anni, a condizione che dimostrino di contribuire al benessere economico e culturale sia della Francia sia dei paesi di origine". Ed anche l'Olanda, il paese più tollerante d'Europa, subordina il visto d'ingresso (non la cittadinanza) ad un test di lingua e cultura generale, in particolare per bloccare gli immigrati turchi e marocchini. La Germania si basa "sulla negazione ideologica del carattere immigratorio del Paese". All'inizio degli anni Novanta, dopo aver vissuto i costi dell'unificazione con la Ddr - stimati dall'Università di Berlino in 1.500 miliardi di euro - ha introdotto l'immigrazione "gradita" (cioè ricca e specializzata) e "non gradita". Non è abbastanza per prendere con le molle gli spot di Balotelli?

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