di Massimiliano Lenzi La migliore legge sulla stampa è nessuna legge sulla stampa - diceva il liberale Camillo Benso Conte di Cavour - perché siamo tutti figli della libertà e a lei dobbiamo ciò che siamo, persino il Risorgimento, rivendicazione di indipendenza e autodeterminazione. Lo stesso principio, dovrebbe valere oggi, per il web. Per punire i reati commessi a mezzo internet, offese, diffamazioni, minacce e chi più ne ha più ne metta, il codice penale e le tipologie di reato già ci sono, occorre dunque perseguirli con tempestività. Se serve uno sforzo per rompere la pavidità ed identificare chi sulla rete giri anonimo lo si faccia ma, per favore, dandogli una identità e perseguendolo per eventuali reati ma senza invocare - come ha fatto invece il presidente del Senato Pietro Grasso - "una legge nazionale che protegga dal web". Alla presidente della Camera, Laura Boldrini, a cui diamo la nostra piena e totale solidarietà per le minacce che ha ricevuto via web, vergognose e indegne (ma nessun aggettivo basta a definirle nella loro vigliaccheria), dobbiamo dire che norme su misura per la rete non sarebbero la soluzione. E ci fa piacere che lei, ieri via Twitter, abbia scritto che "Non ho mai parlato di anarchia o nuova legge per il web" come invece pareva leggendo la sua intervista di due giorni fa a Repubblica. Che internet, come media, in sé, sia un luogo di raccolta di tutto ed il suo contrario, dallo schifoso al nobile, è ovvio. Riguarda l'ontologia del mezzo, dove con un nickname si può sfanculare Tizio o Caio (Berlusconi ne sa qualcosa), senza firmarsi con la propria identità. Essendo un media, come la televisione, come i quotidiani (la cui lettura in Italia è in calo e questo dovrebbe far riflettere tutti, da noi giornalisti alla classe politica), internet può essere utilizzato bene o male ma non è, né sarà mai, il bene o il male. Per questo leggi ad hoc non servono ma occorre un'attenta vigilanza per stroncare eventuali reati via rete. Nella sua chiacchierata con Repubblica, di due giorni fa, la Presidente Boldrini aveva detto che "la questione del controllo del web è delicatissima. Non per questo non dobbiamo porcela". Poniamocela la questione ma non facciamo leggi di controllo. Stefano Rodotà, ex garante della Privacy e candidato (sconfitto) dal Movimento di Beppe Grillo (il comico si oppone al "bavaglio" per il web) al Quirinale, ha ribadito ieri che "le regole ci sono, bisogna farle rispettare e deve valere il vecchio detto, ciò che è illegale offline e illegale anche online". Per una volta siamo d'accordo con lui ma non possiamo fare a meno di notare un aspetto della discussione in corso: in un Paese come l'Italia, dove la sinistra ha passato anni a catalizzare in Silvio Berlusconi la figura del liberticida, beh che contrappasso che a proporre una legge sul web siano proprio dal centrosinistra. La verità è che Berlusconi e le sue reti commerciali sono nate grazie a più libertà, negli anni Ottanta, a cominciare da quella di antenna, e non con meno libertà. Per questo si dovrebbe guardare agli Stati Uniti dove la televisione (facciamo un esempio) non ha forme stratificate di controlli - diversamente dall'Italia dove ci esercitiamo in Vigilanze, AgCom etc. - ma la Costituzione, un emendamento, a preservarla. Perché meno leggi sulla stampa equivalgono a più libertà di stampa. Nel 2011 l'allora segretario di Stato Usa Hillary Clinton, sul web, disse: "Noi siamo contro ogni regolamentazione, proteggiamo diritti umani offline e online". E Daniel Baer, della sezione Democrazia e Diritti umani del Dipartimento di Stato, aggiunse: "Gli Usa non sostengono alcuna forma di regolamentazione della Rete. L'internet si è sviluppata negli ultimi due decenni fino a favorire la condivisione di transazioni commerciali, foto, informazioni e vogliamo che questo venga preservato". Alla proposta di Grasso noi preferiamo la linea di Baer e della Clinton. E Grasso e la Boldrini insieme dovrebbero guardare agli Stati Uniti e chiedere, magari, meno vigilanze sulla televisione ed una deregolamentazione. Per i reati c'è il codice penale italiano, ed è ben fatto: lo si applichi a chi commette reati via internet. Quanto all'approccio culturale al nuovo media ed alla rete nel 2013, lo ha spiegato in una frase l'informatico americano Nicholas Negroponte, autore del libro "Essere digitali": il "vero pericolo di Internet è non avere Internet".
La libertà della rete
di Massimiliano Lenzi...