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Putin unico vero europeista

di Ruggero Guarini...

di Ruggero Guarini Le ragioni per cui Putin mi è diventato negli ultimi anni decisamente simpatico sono ormai parecchie. Ne ricordo alcune. Una è la fermezza con cui, circa undici anni fa, stroncò il terrorismo ceceno infliggendogli la dura lezione dello sterminio del gruppo, composto da alcune decine di uomini e donne, che aveva occupato il teatro Dubrovka di Mosca minacciando di farsi saltare in aria coi circa settecento spettatori che vi si trovavano. Un’altra è la sberla appioppata a tutte le forme di trasgressione più o meno vanesia molto apprezzate nel demi-monde della cultura e dell’arte, condannando per "teppismo e istigazione all'odio religioso" quelle tre rocchettare delle Pussy Riot che nel marzo dell’anno scorso si produssero in un loro show presso l’altare della Cattedrale di Cristo Salvatore a Mosca. Una terza ragione è l’assoluta indifferenza alla tartufesca “political corretness” antiberlusconiana di tanti sussiegosi leader europei mostrata allacciando con il nostro Cav. una pubblica amicizia. La quarta e ultima ragione è infine il coraggio con cui ha deciso di reagire a quanto accade un po’ dovunque, in Europa e negli Stati Uniti, sul fronte della legislazione familiare, annunciando, dopo l'approvazione a Parigi della legge sulle nozze gay, “niente più bambini russi in adozione alle famiglie francesi”: un atto per il quale mi sembra doveroso considerarlo lo statista vivente più di ogni altro deciso a esprimere il vero, grande spirito europeo. Le poche chiare parole con cui egli ha motivato la sua decisione sono infatti un’altra sobria ed educata espressione della sua ferma volontà di resistere agli effetti sempre più inquietanti dell’impulso suicidario manifestato dall’Occidente su tutti i fronti, dal relativismo muticulturalista nel conflitto con l’islamismo alle tendenze dissolutrici nella legislazione familiare sotto l’influsso della più prepotente e terroristica cultura gay. «Dobbiamo reagire - ha affermato - a quello che succede vicino a noi: rispettiamo i nostri vicini ma chiediamo il rispetto verso le nostre tradizioni culturali, etiche, legislative e verso le nostre norme morali». Quale calma e risoluta rivendicazione di un incontestabile diritto. Tutti i sapientoni della nostra grande stampa e dell’informazione audiovisiva hanno invece voluto vederci l’espressione di un’omofobia che sta conducendo la Russia ad allontanarsi sempre più dell’Europa. Ma l’Europa dalla quale si allontanerebbe è un’Europa che coi suoi continui cedimenti si sta allontanando sempre più allegramente da se stessa: ragion per cui allontanarsi da lei potrebbe corrispondere al contrario alla volontà di onorare il suo vero spirito. Il fenomeno morale e culturale forse più sconcertante del nostro tempo è infatti proprio la passione che nutre e fomenta incessantemente la nostra sempre più stupefacente capacità di tradire lo spirito europeo abituandoci a considerare non solo possibili, accettabili, normali e ovvie ma addirittura giuste e doverose cose che solo fino a qualche anno o decennio fa ci sarebbero sembrate inammissibili aberrazioni. Si prenda, per esempio, proprio l’idea di considerare le unioni di persone dello stesso sesso, non solo, com’è ovviamente opportuno e giusto, ma anche, pur essendo per definizione prive di quella che è certamente la principale e inestirpabile caratteristica del matrimonio, ossia la capacità di generare, equiparabili, socialmente e giuridicamente, a questa istituzione, e pertanto come tali autorizzate, grazie al riconoscimento del diritto all’adozione, a permettere a quelle unioni di considerarsi titolari di un autentico rapporto genitori-figli. Bene: si può forse immaginare, in un campo decisivo come quello che riguarda appunto la concezione della famiglia, i cui fondamenti, per molti millenni, un po’ dovunque su questo pianeta, sono rimasti immutati, una frattura più profonda? È evidente che con essa, nella storia dell’umanità, sta avvenendo un salto epocale. Eppure la cosa sta passando come il più naturale dei progressi. Dunque coraggio, Putin. Continua a ricordare a questa Europa dimentica di se se stessa il suo vero spirito. E magari chiedile anche di tentare di capire quale dispettoso folletto della storia vuole che oggi, a ricordarglielo meglio, sia il gran capo di un paese che fino a trent’anni fa sembrava destinato a diventare, di quello spirito, il più acerrimo nemico.

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