«Torno a Roma più ottimista di quando sono partito». È sintetizzabile in queste parole il senso del tour europeo che il presidente del Consiglio Enrico Letta ha sostenuto all’indomani della fiducia concessa dal Parlamento al suo governo. Nel corso degli incontri con Angela Merkel, Francois Hollande, Herman Van Rompuy e Josè Barroso, il premier italiano non ha portato cifre e programmi. Un piano dettagliato era prematuro, Letta si è insediato solo da alcuni i giorni. Per elencare le misure con le quali il premier intende perseguire la sua politica di abbattimento fiscale («meno tasse senza sfasciare i conti») l’appuntamento è ai prossimi vertici continentali. Per il momento il neopresidente del Consiglio ha voluto inviare ai partner europei un messaggio preciso: l’Italia non tradirà gli impegni presi. Ma dopo aver fatto i «compiti a casa» pretende più rispetto, maggiore autonomia di movimento, misure concrete per la crescita che vadano oltre le vuote parole e gli impegni non mantenuti. Una formula ben rappresentata dalla frase con la quale Letta ha risposto ai giornalisti tedeschi a margine dell’incontro con la Merkel: «I modi con i quali rispetteremo gli impegni sono un fatto di casa nostra, non ho da spiegarli a nessuno». Certo, il premier italiano difficilmente si sarebbe potuto permettere una tale spavalderia appena un anno fa. Ma nel frattempo, in Italia e in Europa, tante cose sono cambiate. Sul fronte interno, intanto, l’azione del governo Monti ha rimesso ordine nei conti. Su quello estero, all’indebolimento della Merkel che dovrebbe essere certificato dal prossimo appuntamento elettorale tedesco, a settembre, si è aggiunto il pressing spagnolo e francese per ottenere un allentamento dei ferrei vincoli di bilancio imposti dalla Ue. Lo si è capito, in particolare, dal totale accordo percepito tra Letta e Hollande al termine dell’incontro parigino. Il premier francese ha praticamente ripetuto le parole di quello italiano, parlando di «urgenza di politiche europee per la crescita e il lavoro, contro il vero incubo della disoccupazione giovanile», e «dell’obiettivo di prendere decisioni concrete al Consiglio europeo di giugno», in modo da trovare «soluzioni positive per tutti, perché se sono buone per Italia e Francia lo sono anche per la Germania». Sintonia che dovrebbe verificarsi anche nell’incontro di lunedì a Madrid con Mariano Rajoy. Dopo il faccia a faccia di Bruxelles, invece, il presidente Ue Van Rompuy ha ribadito che «continueremo a sostenere l’Italia nel favorire la crescita e il lavoro. E nel fare pieno uso dell’esistente flessibilità, mantenendo le finanze pubbliche solide». È uno dei passaggi più importanti, la necessità dell’Italia di rimanere sotto il 3% del rapporto Deficit/pil per potersi muovere più liberamente e spostare risorse sul capitolo crescita. Cioè abbassare le tasse, e in particolare l’Imu, per rimettere liquidità nei bilanci delle famiglie e favorire una ripresa dei consumi. Un aspetto che è venuto ancor più alla luce al termine del vertice con Barroso. Il presidente della Commissione Ue si è detto «molto fiducioso» sulla possibilità che l’Italia esca dalla procedura per il deficit eccessivo. La decisione arriverà il prossimo 29 maggio, ma sarà fondamentale la valutazione che la Commissione farà già questa mattina alle 11. Le stime di febbraio indicavano il 2,9%, quelle del governo italiano il 3, al pari delle valutazioni di Eurostat. Rimanere sotto quella soglia, oltre a permettere a Letta e ai suoi ministri maggiore possibilità di movimento, rafforzerebbe la credibilità del sistema Italia e potrebbe avere anche un effetto positivo sulle borse. A quel punto il premier, ulteriormente legittimato, potrebbe anche alzare la voce e chiedere uno slittamento al 2014 per il raggiungimento del pareggio di bilancio, allentamento già ottenuto da Spagna e richiesto dalla Francia. Per il momento, su questo punto, Letta si tiene prudente: «Noi rispetto agli altri Paesi abbiamo un gran debito pubblico sulle spalle e dobbiamo sempre ricordarcelo». Ciò nonostante, è qui che si gioca la partita principale. Lo ha il pidiellino Renato Brunetta: «Dove si trovano i soldi per l’abolizione dell’Imu? Spostando il pareggio di bilancio nel 2014 e non più nel 2013, ecco che le risorse ci saranno».
Letta alla prova dell’Europa «Adesso sono più ottimista»
ImpegnoIl pressing del premier italiano su Barroso e Van Rompuy L’obiettivo è ottenere maggiore flessibilità sui vincoli di bilancio
