«Questo gesto ha davvero il sapore di un dramma che non è stato cogestito da nessuno»: lo afferma monsignor Giancarlo Bregantini, arcivescovo di Campobasso e presidente della Commissione Cei per i Problemi Sociali e il Lavoro, che ha commentato la sparatoria di domenica scorsa ai microfoni della Radio Vaticana. «L'uomo che ha sparato viene da Rosarno, una terra - ha detto Bregantini - che conosco, segnata da grandi drammi sociali e dall'insidia potentissima della mafia. Credo che dentro quest'uomo ci sia il cuore di tanta gente che ha sofferto». Secondo l'arcivescovo, «bisogna che la politica usi con saggezza certi atteggiamenti altrimenti la gente si esaspera. Ma - è l’ammonimento del presule - non è certamente prendendo una pistola che si risolvono le cose». Il mondo politico-istituzionale deve lavorare per «sanare la piaga sociale della mancanza di lavoro che da decenni sta opprimendo soprattutto le fasce più deboli», ha detto inoltre l’arcivescovo di Campobasso ricordando l’occasione del Primo maggio. «Restituiamo la dignità al Paese - ha esortato l'arcivescovo - creando lavoro per tutti» , il lavoratore «ha bisogno di stabilità e di essere tutelato nei suoi diritti fondamentali come quella di garantire alla propria famiglia il necessario per vivere».
«Quell’uomo viene da Rosarno Una terra segnata dai drammi»
«Questo gesto ha davvero il sapore di un dramma che non è stato cogestito da nessuno»: lo afferma monsignor Giancarlo Bregantini, arcivescovo di Campobasso e presidente della Commissione Cei per i...