Politica

Letta dà la linea alla maestrina Merkel

Il premier italiano incassa la fiducia del Senato e vola a Berlino: «La politica del rigore non basta più, servono interventi sulla crescita»

Il vero messaggio forte arriva durante la conferenza stampa. Enrico Letta ha incassato la fiducia del Senato (233 sì, 59 no e 18 astenuti) e, come annunciato lunedì alla Camera, è subito volato a Berlino per incontrare la Cancelliera Angela Merkel. Un veloce scambio di vedute e subito davanti ai giornalisti prima di approfondire la discussione durante alla cena («chiederà consigli alla Cancelliera - spiega il premier italiano - su come si guida una Grande coalizione»). Ed è a questo punto che, rispondendo ad una domanda sulla copertura finanziaria del lungo elenco di riforme presentato al Parlamento, Letta sfodera l’orgoglio italiano: «Abbiamo detto che menterremo gli impegni. Non vedo perché dovrei spiegare alla Cancelliera le modalità con cui intendiamo trovare le coperture. È un fatto interno al nostro Paese». Messaggio chiaro e conciso. Posto che nessuno intende lavorare contro l’Europa, il governo italiano non è semplice esecutore di ordini che vengono decisi altrove. E non è l’unica stoccata che Letta riserva alla collega tedesca. Certo, il premier sottolinea che non è sua intenzione «modificare» il fiscal compact e che l’Italia rispetterà «gli impegni presi sul deficit» continuando la politica di «contenimento» e di «risanamento dei conti». Insomma, farà «i suoi compiti a casa». Ciò nonostante è giunto il momento di cambiare registro. «Così come gli italiani non dicono ai tedeschi cosa devono fare», prosegue, anche Berlino non può imporre la linea a Roma, la politica del rigore non basta più, «servono ulteriori interventi» per la crescita e «maggiore Europa», altrimenti si va a sbattere. La «forza» di Letta, però, non è solo quella delle parole. Il presidente del Consiglio, dopo Berlino, proseguirà il suo viaggio toccando Parigi e Bruxelles. Prossima settimana sarà a Madrid. Ed è chiaro che, quando chiede di cambiare la rotta delle politiche europee, lo fa sapendo che Francia e Spagna sono dalla sua parte. «Di solo risanamento l’Italia muore» aveva detto parlando lunedì a Montecitorio. Questa è la bussola del nuovo esecutivo. E se sarà necessario uno sforamento del deficit, non ci saranno remore. In questo momento l’imperativo è far ripartire il Paese. Ad ogni costo. Merkel si limita a recitare il ruolo della perfetta padrona di casa. Non entra nella «querelle» tutta italiana sulla possibile abolizione dell’Imu e si limita a considerare la nascita del governo di larghe intese come «un messaggio positivo». La Cancelliera premette che con Letta ci sarà «grande collaborazione» e fa sponda alle richieste che vengono avanzate dal premier in tema di sviluppo. Per questo motivo rilancia la necessità che si arrivi ad un patto per la crescita, che ci siano riforme strutturali. Allo stesso tempo, però, rimarca come «crescita e rigore» siano due facce della stessa medaglia, «non possono essere contrapposte». Riconosce che il nostro Paese «ha fatto già un pezzo di strada» ma non si discosta molto dalla sua linea rigorista. Ecco perché Letta gioca la carta dell’anti-europeismo. Il campanello d’allarme potrebbe suonare anche per altri Paesi e sentimenti anti-europei potrebbero nascere dappertutto. «Dobbiamo fare massa comune» contro la crisi, è l’appello del premier italiano. E preferisce non rispondere ad una precisa domanda su cosa si aspetti dalle elezioni tedesche. La convinzione è che fino a quando non si voterà in Germania poco possa cambiare sullo scenario delle politiche europee. Ma «l’elettorato italiano ha mandato un segnale chiaro», è la premessa del premier. Letta non dice di più, ma anche in Germania non è passato sotto traccia il risultato elettorale, al di sotto delle attese di Berlino, avuto da Monti. Il numero due del Pd ha così buon gioco ad insistere sul fatto che «l’Europa sia foriera di buone notizie» e non venga recepita come «qualcosa di negativo». Nel frattempo, in Italia, il capogruppo del Pdl alla Camera Renato Brunetta esulta: «Bene il premier in visita in Germania. La linea bipartisan del suo governo sull’Europa comincia a dare frutti. Sul cambio di politica economica, e sulla conseguente fine del rigore cieco, con questa maggioranza Enrico Letta è paradossalmente più forte in Europa che in Italia». Non ci sono dubbi, questo è sempre di più il governo Lettusconi.

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