di Marlowe Sentire Rosy Bindi a Porta a Porta poco dopo avere ascoltato il discorso di rielezione di Giorgio Napolitano è stato come passare dal giorno alla notte. Un playback vertiginoso dal technicolor al bianco e nero, senza il fascino delle immagini d'epoca. In termini politici, come ha detto il capo dello Stato, una "regressione". Che cosa diceva la presidente dimissionaria del Pd mentre il contatore del vuoto di governo continuava a scorrere (siamo a 58 giorni)? Con tono di sfida invitava ad un esecutivo di larghe intese "purché si facciano il conflitto d'interessi, la legge anticorruzione e l'incompatibilità". Il bis dei pregiudizi che per due mesi hanno paralizzato l'Italia, o delle folle grilline inneggianti a Stefano Rodotà, in realtà alle manette per il Cavaliere sventolate dal capopopolo genovese sotto il naso del "popolo della sinistra" (Grillo ha una gamma di prodotti per tutti: intervistato dalla Bild si è augurato "un'invasione tedesca dell'Italia"). A conferma di tutto questo, la Bindi di fronte all'idea di un ritorno all'Istruzione di Mariastella Gelmini è inorridita: «Come potremmo spiegarlo alle nostre piazze?». La piazza è dunque ciò che conta. Non ce l'abbiamo con la "pasionaria", ognuno ha il diritto delle proprie opinioni; anche se crediamo che sia a gente come lei che Napolitano, di 22 anni più anziano ma più fresco di mente, pensi come a coloro che hanno portato il Pd allo stato attuale. Nessuna coalizione e nessun accordo tra sinistra e destra si infatti realizzato in Europa e altrove se non su due terreni: l'economia o la guerra. È accaduto nel 2005 in Germania, nel 2012 in Olanda, negli Stati Uniti sul bilancio pubblico. L'Inghilterra, dove la democrazia dell'alternanza è nata e prosperata, grazie all'unità politica ha vinto le due guerre mondiali, ma anche, dal 1930, ha creato un welfare allora all'avanguardia e dato il voto alle donne. E nel 1951 i conservatori accettarono il programma laburista di stato sociale e liberalizzazioni. Oggi la globalizzazione prima e la crisi finanziaria dopo stanno rendendo obsoleti lo stato sociale e ancora più le nazionalizzazioni (tranne che per le banche). Il terreno d'incontro resta però quello di sempre: l'economia. Mentre la Bindi alzava le sue barricate, lo spread italiano scendeva e, cosa ancora più importante, l'interesse sui Btp decennali puntava verso il quattro per cento: il minimo dal 2010. L'ha sfondato al ribasso ieri, toccando il 3,9: un miracolo fino a poco fa impensabile, e tuttavia il Tesoro italiano paga ancora interessi più che doppi rispetto alla Francia e più salati dell'Irlanda, paese che beneficia degli aiuti europei. Contemporaneamente la Commissione sta valutando, proprio ora, la chiusura della procedura d'infrazione contro l'Italia per deficit eccessivo. Due faccende che se si risolvono presto e bene faranno risparmiare miliardi alle famiglie e alle imprese, e magari si potrà rivedere qualche posto di lavoro. Di tutto questo sono consapevoli Rosy Bindi e quelli come lei? Ha capito oppure no che quella che stiamo attraversando è una guerra, certo senza carri armati e con missili solo finanziari, ma non meno letali? Nessuno la obbliga al governissimo e alle larghe intese: in questo caso ha due vie, convincere la maggioranza degli elettori; oppure andare all'opposizione. Discorso che riguarda ovviamente anche gli ultras dell'altra parte, l'estrema destra. È surreale che la sinistra, che nel resto del mondo si occupa principalmente dell'economia, declinandola poi alla Tony Blair, alla Bill Clinton e alla Francois Hollande, mentre è la destra che si fa paladina di temi talebani di legge & ordine, di valori più o meno accettabili, in Italia, nella versione bindiana faccia tutto il contrario. Trascurando le emergenze economiche e sociali come variabile remota e indipendente - vizio degli anni Settanta - e anteponendogli perennemente crociate da stato etico (etico a seconda da quale parte lo si guarda) che negli Usa sono proprie dei teocom, non di Barack Obama o Hillary Clinton. Finendo invariabilmente per consegnarsi a totem e papi stranieri di passaggio: ieri Nanni Moretti e girotondini, oggi Beppe Grillo e Rodotà. Ps. Il risultato? Ultimo sondaggio Tecnè per Sky: Centrodestra al 37,7 per cento (più 8,5 rispetto alle politiche), centrosinistra al 29,6. Pdl al 29,5 (più 7,9), Pd al 23, meno 2,4. Questo alla Camera. Al Senato ancora peggio, per la sinistra.
Il Pd dimentica che siamo in guerra
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