Per la prima volta nella storia della Repubblica il Capo dello Stato è stato rieletto per un secondo mandato. La rielezione è avvenuta in una situazione drammatica. Tre minoranze quasi eguali all'esito delle elezioni. Poi un lungo periodo per cercare di formare un governo, con il Pd all'inseguimento di Grillo e il Pdl all'inseguimento del Pd. Infine cinque inutili votazioni per individuare il nuovo Presidente della Repubblica, con un Pd spaccato che è riuscito a bruciare due padri del partito come Marini e Prodi; e un centro-sinistra spaccato tra Pd e Sel, che, all'inseguimento dei grillini, ha votato l'ex-presidente del PDS, Stefano Rodotà, abilmente lanciato dal Movimento 5Stelle tra le gambe del Pd. In questo quadro, Napolitano ha accettato di essere votato per un secondo mandato, ricevendo 738 voti su 1007, espressione di una area elettorale di circa il 68% del Paese. Adesso però è necessario fare presto, per dare una immediata risposta politica alla protesta espressa dal Paese nel voto prima e poi nelle piazze. Presto un governo. Presto le riforme costituzionali, la riforma della legge elettorale, la riduzione dei costi della politica, l'abolizione del finanziamento pubblico e una legge sui partiti. Presto le misure per il rilancio economico, la ricontrattazione con la UE dei vincoli finanziari. Si può ripartire dal lavoro dei saggi, sapendo però che su due punti cruciali (forma di governo e legge elettorale e reddito di cittadinanza) si era registrato un rinvio. Ma soprattutto è necessario il cambiamento della classe politica. La grande questione è se possiamo permetterci di continuare a mantenere questo meccanismo di elezione del Capo dello Stato o se dobbiamo virare all'elezione diretta. Occorre rapidamente un governo e aprire un processo di revisione costituzionale, all'esito del quale sarà possibile ipotizzare le dimissioni anticipate del Presidente. Come la politica, sotto la guida di Napolitano, miscelerà queste due esigenze, è questione dei prossimi giorni, ipotizzando la stessa maggioranza o maggioranze diverse fra governo e revisione costituzionale. Molto dipenderà dalla tenuta del Pd e dalla sua capacità di evitare spaccature. Per piacere, non parliamo di King George, casomai di Grandfather George: Napolitano si è comportato e si comporterà come il «buon padre di famiglia» di una Repubblica parlamentare, che pur dovrà rinnovare i suoi meccanismi. La rielezione di Napolitano non è un golpe; è una scelta trasparente e all'interno del diametro della Costituzione vigente. Proprio chi grida al golpe è oggi sulla strada, anche con le espressioni verbali relative alla marcia su Roma, della eversione. Ma occorre mantenere, da parte di tutti, i nervi saldi.
Un governo e un processo di revisione costituzionale
di Beniamino Caravita Per la prima volta nella storia della Repubblica il Capo dello Stato è stato rieletto per un secondo mandato. La rielezione è avvenuta in una situazione drammatica. Tre...