Politica

In piazza la destra e i grillini Divisi su tutto, uniti contro il Pd

Carlantonio Solimenec.solimene@iltempo.it Per qualche ora assomiglia alla realizzazione di un’utopia. Casapound, Fratelli d’Italia e Pdl che manifestano a piazza Montecitorio gomito a gomito con...

Per qualche ora assomiglia alla realizzazione di un’utopia. Casapound, Fratelli d’Italia e Pdl che manifestano a piazza Montecitorio gomito a gomito con Pd, popolo viola e grillini. Non che combattano le stesse battaglie, è ovvio. Anzi, gli sfottò volano, i militanti di destra sono tutti schierati contro l’elezione di Prodi al Quirinale, gli altri fanno il tifo per Rodotà. Le punzecchiature sono continue. Gianfranco Mascia, leader storico del popolo viola, mostra cartelli con scritto «noi i fascisti non li vogliamo», oppure «trogloditi della giungla, per voi l’Italia è un bunga bunga». Ma dall’altra parte la massima reazione è un «lavati», «tagliati la barba», «vai a lavorare». I militanti di Fratelli d’Italia addirittura improvvisano un girotondo di sinistra memoria e lo concludono inginocchiandosi al grido «Prodi giù per terra». Gli altri intorno gli intimano «E restateci, per terra». C’è una grillina che arriva a invocare la candidatura di Gigi Riva, ma qualcuno si dà di gomito e si chiede: «Ma non è indagato pure lui?». Per farla breve, il clima, nonostante la drammaticità del momento, è quasi scherzoso. Come se quello che sta andando in scena nel Palazzo sia in fondo solo un gioco. Poi, inevitabilmente, la tensione sale. Qualche parolina di troppo e, poco dopo le 17, i due gruppi provano a venire a contatto. Fortunatamente il cordone di polizia regge, nonostante gli animi focosi dei militanti di destra con in testa Luca Gramazio, consigliere regionale. E allora si va avanti ognuno per conto suo. I più organizzati sono quelli di Fratelli d’Italia. Hanno allestito un banco dove distribuiscono panini con la mortadella, chiaro richiamo a Prodi. I vari La Russa, Meloni, Rampelli e Crosetto prendono a turno il microfono e intonanto cori contro i «massoni» D’Alema, Prodi e Bersani. Poco lontani da loro, ma ben distinti, ci sono quelli di Casapound che, stando a quanto gridano, sembrano aver seppellito definitivamente ogni sintonia con il MoVimento 5 Stelle. Quando arriva la notizia che Prodi non ce l’ha fatta il boato di giubilo è comune. A pensarci bene, l’unico miracolo del Pd è l’esser stato capace di riunire una piazza mai così variegata. Il problema è che a coalizzare i manifestanti è proprio l’odio per il Pd. Certe cose, finora, erano riuscite solo a Berlusconi. La piazza si svuota alla spicciolata, tra gli ultimi a lasciarla proprio Giancarlo Mascia, che prima si sgola a gridare «Rodotà, Rodotà», poi dà appuntamento per oggi. «Allora, ragazzi, ci vediamo all’una». Qualcuno gli fa notare che è un po’ tardi. «Ok, allora facciamo mezzogiorno. Va beh, ragazzi, chi ci riesce viene anche prima». La rivoluzione, d’accordo. Ma con comodo.

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