Politica

Il «lupo marsicano» lasciato da solo

L’ex senatore era già stato bocciato alle politiche

L’AQUILA Anche la montagna abruzzese tradisce il "vecio alpino". In pochi hanno creduto che Franco Marini potesse venire eletto. A San Pio delle Camere, il paese dove Marini è nato e dove ha una casa in centro storico, in via del Protettore, il sole picchia forte. Poco prima dell’ora di pranzo, quando lo spoglio delle schede sta per cominciare il paese sembra deserto. Pochi avventori dentro l’unico bar, nessuno sembra interessato all’elezione del presidente della Repubblica. Nessun televisore acceso, nessuno che prende l’aperitivo e "spera" nell’elezione del proprio compaesano, fatto salvi alcuni anziani che forse, tanti anni fa, correvano per le vie del paese proprio insieme a Marini. San Pio delle Camere non sembra amare più di tanto l’ex presidente del Senato. Anche il cugino, Daniele Leonetti, alla vista di giornalisti e telecamere, gira le spalle, dice qualche parola borbottando, per cacciare tutti via. A San Pio delle Camere, lungo la Piana di Navelli, si sente la lontananza da Franco Marini. La si vive. Sorridono i compaesani quando lo sentono chiamare con l’appellativo di "lupo marsicano". Che c’entra con la Piana di Navelli. La Marsica è da tutt’altra parte, a est, dove l’aquilano si confonde con il ciociaro. E nella Marsica non ci sono lupi, al limite orsi. Una figura mitologica quella di Franco Marini lupo marsicano, anzi inventata. Non è neanche orso. Da sempre ha saputo tenere gli equilibri, proponendosi come uomo del dialogo, per trovare soluzioni. Specialmente a suo favore. Come quando nel 2005 stroncò la scalata politica dell’allora sindaco di Pescara, Luciano D’Alfonso, per garantire la candidatura a presidente della Regione all’ex ministro Ottaviano Del Turco da Collelongo. Lui si marsicano e anche più orso di Marini. e ieri in uno dei commenti sul suo profilo facebook Del Turco scriveva: «È un abilissimo negoziatore e con me è stato di una lealtà unica,(unica nel senso letterale del termine) di tutto il gruppo dirigente del Pd». E prima che Marini venisse bocciato scriveva: «Tra qualche ora sapremo se Marini sarà il prossimo Presidente della Repubblica o se siamo entrati drammaticamente dentro "l'età dei Chance", il giardiniere,interpretato da Peter Sellers nel film: "Oltre il giardino". Ricordate? a forza di rispondere a domande complicate con: "..mi rendo conto..." fu scelto per essere candidato alla presidenza degli Stati Uniti. Un vero capolavoro,meglio,una Profezia drammatica...». Marini tradito dalla sua terra che si colora dell’oro rosso dello zafferano, vera ricchezza del territorio, prima ancora di arrivare alle soglie del Quirinale. Per galanteria, forse, aveva lasciato il posto di capolista a Stefania Pezzopane, nella lista del Pd. Un atto di ostentata sicurezza, nella convinzione che non ci sarebbero stati problemi alla sua elezione. A San Pio delle Camere, 277 votanti su 380 aventi diritto al voto, la coalizione di Silvio Berlusconi ha preso il 44,77%, Bersani il 32,08%. Il Pd addirittura solo 76 voti, il 28,35%. Forse Marini non è riuscito a coinvolgere neanche i parenti, prima ancora di tentare di mettere d’accordo i renziani con il resto del partito. Franco Marini ha cercato di mantenere un ponte con l’Abruzzo e con l’Aquila dopo il tragico terremoto dell’aprile 2009. Una presenza da uomo di opposizione, che colloquiava amichevolmente con il sottosegretario Gianni Letta. E l’apprezzamento per il lavoro svolto gli è stata fatta anche dal ministro per la Coesione territoriale Fabrizio Barca, in occasione del meeting della Fondazione per lo sviluppo sostenibile. «Ho apprezzato molto Franco Marini per il lavoro che ha fatto in Abruzzo», ha commentato il ministro. «È un abruzzese importante che ho incontrato spesso nel "cratere"» la zona dell'Aquila e dei comuni limitrofi maggiormente interessati dal sisma del 2009. Ma nel Partito democratico non tutti hanno avuto parole positive nei suoi confronti,. Se oggi Barca ne parla bene, proprio in occasione delle ultime elezioni Paola Concia, anche lei candidata in Abruzzo, aveva avuto parole dure, perplessità che alla luce dei risultati potrebbe avere un fondamento di verità. «Ma come potevano votarci con lui in lista?». Un pensiero preveggente su quanto sarebbe accaduto ieri.

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