di Benedetto Ippolito Mentre gradualmente le forze politiche si accingono a entrare nella fibrillazione che precede l'inizio delle votazioni presidenziali, assume grande importanza il giudizio sul Paese che esprimono le più importanti autorità sociali. Particolarmente incisive, in questo senso, sono state le parole pronunciate ieri dal cardinale Angelo Bagnasco, presidente dei vescovi italiani, sia durante l'omelia sia con i giornalisti al termine della messa celebrata nello stabilimento Fincantieri di Sestri Ponente. Il prelato ha invitato la politica a prendere seriamente atto delle enormi difficoltà che in questa fase tutte le fasce sociali e tutte le categorie professionali italiane stanno vivendo. Se abitualmente è normale che ogni cittadino faccia valere, individualmente e collettivamente, i propri diritti ritenuti onestamente legittimi, in una situazione eccezionale come quella in cui siamo finiti diviene perfino obbligatorio che ogni membro della comunità nazionale sia pronto a farsi carico degli altri. Bagnasco ha ricordato che la convivenza civile non è un fatto accessorio ed estrinseco alla vita democratica di un Paese, ma costituisce in sé una domanda etica che deriva dall'appartenenza di tutti a un medesimo corpo sociale che incarna appunto il bene comune. Senza troppi indugi, il cardinale ha puntato così l'indice sui politici, i quali stanno tenendo una condotta, sono parole sue, "incomprensibile e inaccettabile". Il monito non si è diretto immediatamente alla difficile conduzione del prossimo conclave per il Colle, che inizierà giovedì, ma al drammatico e pesante stallo che ha reso immobilizzato il Parlamento per quasi due mesi, dopo il risultato elettorale, impedendo in pratica la formazione di un nuovo Governo. D'altronde, a ben vedere, le due questioni sono inseparabili, perché la mancanza di un accordo tra PD e PDL nel formare un esecutivo si sta ripercuotendo direttamente nella trattativa stessa per giungere a un candidato condiviso per il Quirinale. Davanti, per di più, al Movimento Cinque Stelle che ha comunicato ieri per bocca di Beppe Grillo la scelta di designare nelle prime tre votazioni la giornalista Milena Gabanelli, vincitrice delle primarie, e all'impasse che sta bloccando all'interno il PD in una lotta fratricida, l'intervento di Bagnasco acquista un peso specifico perfino dirompente. In effetti, il presidente della CEI sembrava pensare tacitamente anche al Quirinale quando ha parlato di un'inaccettabile prevalenza degli interessi di parte. Ed è triste costatare che l'unica apertura che Scelta Civica ha fatto è verso Bersani, e l'unico candidato verso cui Casaleggio ha fornito prova di sbocco è Romano Prodi: segnali entrambi negativi. Si tratta di atti, infatti, che sembrano favorire una soluzione unilaterale, confermata tra l'altro dalla dura polemica di Matteo Renzi contro l'ipotesi Finocchiaro e Marini. Con l'aggravante, oltretutto, che se dovesse concretarsi un'elezione a maggioranza assoluta, quindi senza il concorso del PDL, la situazione di stallo rasenterebbe la guerra civile, consegnando il Paese in tempi rapidi a nuove elezioni, addirittura prima di agosto, senza neanche un margine di trattativa. Bagnasco, dunque, che, tra l'altro, si è detto favorevole pure a una figura femminile come capo dello Stato, sembra confezionare una bocciatura senza appello alla tentazione del PD di eleggersi da solo il presidente. Non è difficile attendersi, infatti, che con una personalità al Quirinale espressione di una parte verrebbe meno quel ruolo di garanzia che preziosamente Napolitano ha svolto in questi anni. Andando, poi, repentinamente al voto senza nessun arbitro istituzionale, sarebbe davvero impossibile per l'Italia trovarsi in una condizione diversa da quella che oggi impedisce la formazione di un governo. La strigliata di Bagnasco è molto opportuna, trasformandosi in condanna piena di una certa linea partigiana, particolarmente rischiosa se soppesata sui gravissimi problemi economici che il Paese sta attraversando. Sono proprio dell'ultim'ora i dati del Fmi che documentano la perdita di più di 1% del Pil italiano e lo slittamento della ripresa al 2014. E per la Chiesa, alla fin fine, è auspicabile almeno iniziare bene, magari con un presidente della Repubblica votato da tutti e rappresentativo di tutti.
La strigliata di Bagnasco
di Benedetto Ippolito...