Politica

«Bisogna pacificare l’Italia Colle e governo condivisi»

L’intervistaDaniela Santanchè ribadisce la linea del Pdl «Indossiamo la maglia della Nazionale: esecutivo di coalizione»

«Anche le bambole ormai si sono stancate di essere pettinate, stanno perdendo i capelli». Daniela Santanchè, deputato Pdl e pasionaria di Berlusconi, usa la consueta, dissacrante ironia per scuotere il segretario del Pd Pier Luigi Bersani e ribadire la linea del Pdl: governo di coalizione per salvare l’Italia. Il giudizio su Bersani è netto: «Altro che smacchiare il giaguaro. Siamo fermi da 50 giorni per le sue ambizioni personali. Se ne fotte dell’Italia. Cosa sarebbe successo se Berlusconi si fosse comportato come Bersani? Glielo dico io: i loro giornaloni ci avrebbero massacrato, i vari Santoro, Gruber, Formigli e Ballarò ci avrebbero massacrato. Non ce lo avrebbero consentito. Però alla sinistra è permesso tutto». Onorevole, come si esce dallo stallo? «Se una persona non è lucida, dovrebbe almeno affidarsi alla matematica. Un terzo degli italiani ha votato Pdl e un terzo ha votato Pd. Poi c’è il 25% di Grillo messo nel congelatore. La crisi economica morde, le famiglie soffrono. Serve responsabilità. Invece la sinistra ha preso sinora tutte le cariche istituzionali con un atteggiamento egoistico. Però vogliono i nostri voti per eleggere il Capo dello Stato, tenendoci fuori dal governo. Sa per me qual è la soluzione migliore?». Quale? «Berlusconi al Quirinale e Bersani a Palazzo Chigi». Impossibile. È come se vi proponessero Prodi. «No, guardi, per noi non è mai come per loro. Veniamo da vent’anni di guerra civile, Berlusconi è sempre il mostro da abbattere. Ora serve pacificazione». C’è una seconda opzione? «Sì. Bisogna uscire da logiche egoistiche e da ambizioni personali e di partito. Votiamo insieme il Presidente della Repubblica e facciamo un governo di coalizione. Io mi levo la maglia del Pdl e indosso quella della Nazionale: dobbiamo fare il bene dell’Italia. Mi creda, mi viene l’orticaria a governare con il Pd, ma me la faccio passare per il bene del Paese. Gli italiani stanno morendo nel vero senso della parola, si stanno suicidando, è una cosa che mi fa impazzire. E Bersani che fa? Insegue Grillo? Pensa alle proprie ambizioni? Ripeto: serve pacificazione. Pensiamo al Paese, facciamo un governo di coalizione, più larga è e più forte è l’esecutivo. Mettiamo insieme gli otto punti di Bersani e gli otto punti di Berlusconi, troviamo una sintesi e diamo risposte concrete. Ma che sia un governo politico e non tecnico, con ministri del Pd e del Pdl. Prima le misure economiche, poi le riforme: con la legge elettorale non si mangia. E comunque le riforme le avevamo fatte...». Crede sia possibile l’intesa sul governo? «L’alternativa è il voto. Senza accordo si va subito a elezioni, la nostra linea non cambia». Con questa legge elettorale? «A noi conviene votare: vinciamo anche con questa legge. Un leader ce l’abbiamo, è Silvio Berlusconi. Il nome del partito non conta. È lui che prende i voti. Da solo. Ma per il bene dell’Italia non ce lo auguriamo e non lo vogliamo». Renzi non fa paura? «Mi ha molto deluso con quelle battute su Finocchiaro e Marini. Sono cose del Pd, non mi riguardano. Se è questo il modo nuovo di fare politica... Non credo sia questo. Renzi prende una cantonata dietro l’altra. Ma quale innovazione. punta solo sul discredito e l’insulto». Marini potrebbe essere un buon nome per trovare un accordo sul Colle. «No, guardi, nomi non ne faccio. Non è importante il nome, conta di più cosa si fa. La politica è distante dal Paese reale, sembriamo marziani. Bersani è chiuso nel palazzo e non parla con la gente. Diamo un bel segnale all’Italia e al mondo: votiamo tutti insieme il nuovo Presidente giovedì al primo scrutinio». Crede sia possibile? «Me lo auguro per l’Italia, la speranza è l’ultima a morire. Il mostro dell’antipolitica non è mai sazio, rimettiamo al centro il Paese e il rilancio della sua economia». Cosa pensa delle Quirinarie? «Ma ha visto cos’ha detto Grillo oggi di Berlusconi? È il cimitero della democrazia. Il ruolo del Capo dello Stato è cambiato negli anni, oggi interviene su tutto. Di fatto la nostra è una Repubblica semipresidenziale. Napolitano lo dimostra. E chi lo svolge questo ruolo? La Gabanelli? Ma si possono fare le cose su internet...»

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