Politica

Torna in testa un presidente Amato

Bersani vede Monti: «Sì a un nome che rappresenti l’unità nazionale»

Oggi Pier Luigi Bersani non vedrà Silvio Berlusconi. Non è ancora il momento giusto. La trattativa, che nonostante le smentite ufficiali c’è, prosegue per canali non ufficiali. E al momento non si sono registrati significativi passi avanti. Né, probabilmente, se ne registreranno nelle prossime ore. «Queste cose si chiudono all’ultimo - spiega il leader Pd ai cronisti dopo un vertice con i suoi alla Camera -. Bisogna aspettare mercoledì». Nessun dubbio, però, sulla compattezza dei Democratici. Che alla fine, assicura, voteranno per il nome prescelto. «Facciamo questo cinema - aggiunge parlando delle tensioni di questi giorni - ma quando c’è da prendere una decisione, decidiamo». Il problema è che la decisione dipende da un nodo ancora irrisolto all’interno del Pd: la linea politica. Al Nazareno raccontano che ieri, quando Gianroberto Casaleggio ha aperto alla possibilità di votare Romano Prodi qualora dovesse vincere le Quirinarie del MoVimento 5 Stelle, Bersani abbia rivisto la possibilità di un accordo con i grillini. Che gli offrirebbe la possibilità di guidare il tanto desiderato «esecutivo di minoranza» evitandogli il disagio di doversi mettere d’accordo con il Pdl. Ma la soluzione resta rischiosissima. Anzitutto perché il M5S non offre garanzie (il Professore è sgradito ad una parte del MoVimento). Poi perché allontana inevitabilmente gli altri partiti. Il Pdl ha già posto il veto su Prodi. E anche Scelta Civica preferirebbe un altro candidato. Ieri Bersani ha incontrato Mario Monti a Palazzo Chigi e i due, spiega la nota diffusa al termine del faccia a faccia, «hanno convenuto di ricercare la massima convergenza possibile tra le forze politiche per la scelta di un candidato autorevole che possa rappresentare l’unità nazionale, come indicato dalla Costituzione». Un identikit che sembra portare dritto a un nome: Giuliano Amato. Che tra gli ultimi incarichi ricoperti ha avuto proprio quello di presidente del Comitato dei garanti per le celebrazioni del 150° anniversario dell’unità d’Italia. Il «dottor Sottile» è da sempre gradito a Berlusconi. Non dispiace a Monti ma, soprattutto, è un «laico». Cioè un candidato che risponde alle indicazioni fornite da Matteo Renzi nella lettera inviata ieri a Repubblica. Il sindaco di Firenze non può schierarsi apertamente a sostegno di Amato che per molti rappresenta la «casta», ma di certo la sua elezione non gli sarebbe sgradita. Anche perché significherebbe la nascita di un governo di scopo che gli darebbe il tempo di preparare al meglio la propria candidatura a premier. Laico per laico, ecco tornare in auge il nome di Massimo D’Alema. Che il sindaco ha incontrato recentemente e che darebbe le necessarie garanzie al Cavaliere. Bersani continua a tergiversare, ma il momento decisivo si avvicina.

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