Era inevitabile. Matteo Renzi non poteva pensare di salvarsi. Dopo le critiche ai papabili quirinalizi Anna Finocchiaro e Franco Marini; dopo la stoccata a Pier Luigi Bersani e ai suoi «insulti», il «fallo di reazione» era scontato. E infatti, puntuale, è arrivato. I toni ricordano molto i giorni delle primarie del centrosinistra. Con il sindaco di Firenze che torna a vestire i panni del «traditore», del nemico interno che lavora per far esplodere il Pd. La prima a reagire è Finocchiaro (finita nel mirino del rottamatore per le foto che l’avevano ritratta mentre faceva la spesa da Ikea con la scorta). «Non mi sono mai candidata a nulla - tuona in mattina -. Conosco bene i miei limiti e non ho mai avuto difficoltà ad ammetterli. Trovo che l’attacco di cui mi ha gratificato Matteo Renzi sia davvero miserabile, per i toni e per i contenuti. E trovo inaccettabile e ignobile che venga da un esponente del mio stesso partito». «Sono dell’opinione - continua - che chi si comporta in questo modo potrà anche vincere le elezioni, ma non ha le qualità umane indispensabili per essere un vero dirigente politico e un uomo di Stato». E in serata si aggiunge Marini: «Nella mia vita pubblica ho ricevuto critiche e contestazioni. Come tutti. È normale e logico che sia così. Sono le regole del gioco democratico. Matteo Renzi però usa un altro registro. Insinua che io starei strumentalizzando e consentendo che venga strumentalizzato il mio essere cattolico a fini politici. Non posso lasciar passare in silenzio parole tanto gravi e offensive». «Premetto - sottolinea - che io non mi sono candidato a nulla. Nella mia lunga vita sindacale e politica non ho mai utilizzato l’appartenenza religiosa per chiedere o ottenere incarichi di qualunque natura. Sfido chiunque a dimostrare il contrario. Non l’ho fatto mai e mai lo farei. Con la sua lettera invece è proprio Renzi che ha commesso il grave errore che mi addebita: usare la religione a fini politici. Cosa assolutamente inaccettabile. Una deriva nella discussione pubblica di cui davvero non si sentiva la necessità e di cui Renzi porta tutta la responsabilità». A questo punto si rende necessario un passo indietro. Perché dopo le critiche di domenica sera («Marini è stato bocciato dagli elettori in Abruzzo non va bene per il Quirinale»), ieri mattina Renzi ha inviato una lunga lettera a Repubblica . Nella quale, concentrandosi in particolare sulla figura dell’ex presidente del Senato, ha fornito il proprio identikit per il futuro Capo dello Stato: «Non mi interessa che il prossimo presidente sia cattolico. Per me può essere cristiano, ebreo, buddista, musulmano, agnostico, ateo. Mi interessa che rappresenti l’Italia». Parole che, oltre a far arrabbiare Marini, sono apparse ai più una dichiarazione a sostegno di candidati «laici» come Massimo D’Alema e Giuliano Amato. Ma parole che hanno messo in allarme l’ala ex Popolare dei Democratici con Giuseppe Fioroni che oggi, sempre su Repubblica , replicherà alle accuse del sindaco. Così il clima all’interno del Pd è tornato a farsi incandescente. E c’è chi preannuncia uno scontro all’ultimo sangue nelle riunioni dei gruppi parlamentari che, probabilmente domani, dovrebbero dare il via libera alla linea da tenere nel corso delle votazioni per il Capo dello Stato. Forse anche per evitare che la polemica superi il livello di guardia ieri sera, poco prima di recarsi a Parma per partecipare allo spettacolo per celebrare il centenario della nascita di Pietro Barilla (presente anche Berlusconi), Renzi ha inviato un numero della sua newsletter. «Mi spiace - ha scritto - che in questi giorni molti usino insulti che mi suonano incomprensibili. Avverto molta amarezza. E personalmente mi sembra ingiusto essere attaccato così solo per aver detto quello che penso io e che pensano milioni di italiani. Ma nella libertà e nel rispetto continuo a dire a viso aperto le mie idee e le mie proposte. Se qualcuno vuole parlare la lingua dell’insulto, si accomodi. Io non raccolgo. Finché mi sarà possibile continuerò a dare il mio contributo perché l’Italia torni a competere e a sperare. E mi impegnerò perché il Pd diventi un partito vincente». Insomma il sindaco abbassa i toni. Dopotutto ha già ottenuto l’obiettivo. Lui e i «suoi» parlamentari sono diventati interlocutori nella partita del Quirinale. Lo sanno bene fuori dal Pd. Ma soprattutto dentro, dove il sindaco resta e continua a dare il proprio contributo. «Finché sarà possibile». Nic. Imb.
Il Pd contro Renzi. Finocchiaro: «Miserabile». Marini: «Gravi offese»
Il sindaco spinge per un «laico» sul Colle. E abbassa i toni: «Amarezza per gli insulti»
