Politica

Vendola tifa per l’ex premier. Ma nel ’98 lo fece cadere

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Nichi Vendola replica a Berlusconi. Dopo che il Cavaliere, da Bari, aveva urlato tutto il suo dissenso rispetto all’ipotesi di un Romano Prodi alla presidenza della Repubblica, paventando addirittura un esilio in massa dall’Italia, il leader di Sel si pone strenuamente in difesa del leader del fu Ulivo. «Non vorrei mettere in imbarazzo Prodi - spiega nel corso di In mezz’ora - è un nome talmente autorevole che non ha bisogno di avvocati difensori. Ma trovo intollerabile pensare che si possa immaginare la sua esclusione». Una reazione al veto del Cav che è anche un modo per ribadire la ricetta del governatore pugliese per l’elezione del Colle. No a un accordo col Pdl, quindi. Meglio piuttosto tentare per il Quirinale la stessa tattica adoperata per le elezioni dei presidenti di Camera e Senato. «Il "metodo Boldrini-Grasso" è una risorsa anche per il presidente della Repubblica - spiega Vendola - conta soprattutto l’identikit del prossimo inquilino del Quirinale. Quando dico che dovrà essere il costode della Costituzione, non faccio un richiamo formale, ma affermo una cosa precisa. In Italia ci sono parti della politica che hanno bombardato i principi della Costituzione. Credo che il presidente della Repubblica non debba essere il garante delle nomenklature, delle lobby e di quella classe dirigente che chiede impunità. Penso che il nuovo capo dello Stato debba essere il garante della speranza di cambiamento che c’è in Italia». In questo modo il leader di Sel prova a ricostruire l’asse con il MoVimento 5 Stelle. Con la speranza di poterlo replicare anche nella formazione del nuovo governo. Non a caso Vendola usa parole al miele per i parlamentari grillini. «Nel voto al M5S c’è un deposito di energie fresche, nell’inciucio e nel governissimo c'è la puzza della vecchia politica». Ovviamente le parole del governatore pugliese provocano l’immediata reazione del centrodestra, con i vari Cicchitto, Lupi e Savino che accusano il governatore pugliese di voler andare allo scontro e di voler attuare una vera e propria «occupazione militare di tutte le istituzioni». Resta comunque il mistero dell’improvvisa conversione di Vendola al verbo prodiano. Nel 1998, infatti, fu proprio Nichi, allora deputato di Rifondazione Comunista, a ritirare la fiducia al governo del Professore insieme ad altri colleghi di partito, provocando la prima caduta di Prodi. Evidentemente nel corso degli anni il leader di Sel ha ammorbidito profondamente le sue posizioni. dando in parte ragione ad Armando Cossutta che, proprio in quei concitati mesi del 1998, ebbe a definire l’ancora giovane Nichi un «rivoluzionario da salotto».

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