Sophia Loren, Francesco Guccini, persino Licio Gelli. L’«Insalatiera», l’urna in vimini foderata di raso verde con de- corazioni dorate utilizzata per l’elezione del capo dello Stato, ha sempre riservato sorprese fin dal 1948. Tra conteggi delle schede, melina in attesa dell’accordo e agguati dei franchi ti- ratori, l’urna posta dinanzi al «catafalco», la cabina con tende nere dove scrivere sulla scheda il nome del prescelto, ha sem- pre regalato candidature improbabili, buttate lì magari per scherzo. Nel 1978, quando poi salì al Colle Pertini, qualcuno, nell’emiciclo di Montecitorio, nel segreto della «cabina» sulla scheda scrisse il nome del costruttore Gaetano Caltagirone. Nel 1985, l’anno dell’elezione-lampo di Cossiga, un pugno di voti andò al fondatore della P2 Licio Gelli. Ma è nel 1992, quando dopo 12 giorni di votazione e 16 scrutini diventò pre- sidente Scalfaro, che si scatenò la fantasia dei grandi elettori. Ci fu chi volle consegnare alla storia un voto, sicuramente meritato, per Sophia Loren e un altro a un Di Pietro impegna- to nel processo di Mani pulite. Una preferenza andò anche all’«onorevole Trombetta» del celeberrimo sketch di Totò con il fido e inseparabile Mario Castellani. Tre voti a Bruno Vespa, preferenze anche per Vasco Rossi, Francesco Guccini. E ci fu anche chi assegnò un voto a Luciano Moggi. Addirittura 23 preferenze per Adriano Sofri, ex leader di Lotta Continua.
Da Loren a Gelli, se il voto diventa scherzo
Sophia Loren, Francesco Guccini, persino Licio Gelli. L’«Insalatiera», l’urna in vimini foderata di raso verde con de- corazioni dorate utilizzata per l’elezione del capo dello Stato, ha sempre...
