Giovedì i grandi elettori voteranno per la prima volta. Ma già domani si potrebbe cominciare a intuire meglio cosa accadrà nell’urna dalla quale uscirà il nome del prossimo presidente della Repubblica. L’incontro tra Bersani e Berlusconi dovrebbe servire a stilare la rosa di nomi condivisi. Ma al momento i leader di Pd e Pdl sono tornati su posizioni distanti. La parole pronunciate rispettivamente a Roma e a Bari sembrano allontanare ogni tipo di accordo, anche se la trattativa proseguirà fino al giorno della prima votazione e, se necessario, anche oltre. È un fatto, però, che senza un’intesa il nome in pole position per prendere il posto di Napolitano tornerà quello di Romano Prodi. Il Professore sembrava uscito di scena dopo il primo incontro tra Bersani e il Cavaliere, ma in realtà ha continuato ad aleggiare come arma in mano al leader Pd per costringere Berlusconi all’accordo. Un’arma che, se continua a non piacere a una parte consistente dello stesso Partito Democratico, ha conquistato il favore dei renziani, convinti che con Prodi al Colle sia più facile un rapido ritorno alle urne. Non solo: in attesa che domani i militanti del M5S votino on line per il secondo atto delle «Quirinarie», il fatto che il Professore sia entrato nella decade dei «finalisti» autorizza a pensare che i grillini potrebbero convergere sul suo nome dalla quarta votazione. È anche per questo che Prodi, in questi giorni, è più attivo che mai. E se fino a sabato sembrava glissare su ogni sua possibilità di aspirare al Colle, ieri ha cominciato a giocare con più convizione la partita. In un’intervista rilasciata a Servizio Pubblico , in onda integralmente giovedì, ha replicato alle parole baresi di Berlusconi. «Non vorrei che si creasse un problema di emigrazione di massa - ha detto - ma posso solo dire che nella cosiddetta corsa per il Quirinale non ci si iscrive e non ci si deve nemmeno pensare». Tradotto: non sono io a propormi, ma non direi certo di no... Non solo: in mattinata era stata Sandra Zampa, deputata del Pd e portavoce del Professore, a mettere i puntini sulle «i» nella diatriba col Cavaliere: «Le parole del presidente del Pdl si commentano da sole. Tuttavia - attaccava la Zampa - non può sfuggire che Berlusconi abbia utilizzato la piazza di Bari per attaccare personalmente Prodi, proprio nel momento in cui la magistratura lo sta indagando per la compravendita dei voti dei parlamentari che determinarono la caduta del governo di centro sinistra». «C’è poi un altro aspetto, non marginale - continuava la deputata Pd - Prodi è l’unico candidato del centrosinistra che ha battuto Berlusconi per due volte alle elezioni e questo il leader Pdl non lo ha dimenticato». «Più in generale - aveva concluso - bisogna sottolineare che Prodi è un politico indisponibile a fare compromessi sulle regole, è un garante vero della Costituzione e delle istituzioni. Questo vale per tutti, senza distinzioni e vale quindi anche per Berlusconi, sempre che Berlusconi non ritenga lui di avere dei problemi con la nostra Costituzione e con le nostre istituzioni». Una vera e propria sfida che non ha mancato di infastidire il centrodestra, ben rappresentato dalle parole di Maurizio Sacconi, che ha definito Prodi il candidato «più divisivo in circolazione». Tanto rumore, però, potrebbe alla fine non favorire la corsa al Quirinale del Professore. Notoriamente, i nomi che vengono fatti alcuni giorni prima del voto finiscono per essere bruciati. E così potrebbe farsi largo il «piano B». Berlusconi cercherebbe a tutti i costi l’accordo e farebbe convergere i suoi voti su un candidato Pd «gradito». Negli ultimi giorni sono in forte risalita le quotazioni di Giuliano Amato, ma si continua a parlare insistentemente anche di Massimo D’Alema (lodato ieri da Stefania Craxi), Anna Finocchiaro e Sergio Mattarella. Mentre Franco Marini, dopo gli attacchi di Renzi, sembra avere molti più fan nel centrodestra di quanti ne abbia nel centrosinistra.
Da giovedì si vota È scontro su Prodi
Domani nuovo incontro Bersani-Berlusconi Senza intesa salgono le quotazioni del Prof
