Politica

Il Cav incalza il Pd: «Serve un governo»

Sì alle larghe intese «per il bene del Paese», da evitare nuove elezioni «anche se vinceremmo noi». Più vicina la possibilità di un accordo

Si inizia a respirare aria di intesa tra Pd e Pdl. Berlusconi e i vertici del Popolo della Libertà sono convinti che i due giorni di attacchi di Matteo Renzi contro Bersani finiranno proprio per spingere il segretario Democratico a sedersi davanti al Cavaliere per trattare un accordo complessivo che riguarda Quirinale e governo. I nomi «trattabili» per il Colle sono ancora Giuliano Amato o Franco Marini, anche se l’ex premier gradirebbe molto anche una candidatura di Gianni Letta. Ma ieri è tornata a girare la voce di un presidente donna, il ministro della Giustizia Paola Severino. Una figura «terza» che il Pdl gradirebbe. Chiusa la partita della successione di Giorgio Napolitano l’accordo sul governo verrebbe di conseguenza e il nuovo esecutivo potrebbe nascere in tempi brevissimi. E avere magari anche una durata «garantita» di almeno un paio di anni. Perché questo consentirebbe a Pier Luigi Bersani di disinnescare in casa propria Matteo Renzi e a Berlusconi di lavorare a un leader che raccolga la sua eredità. A preparare l’incontro fra il Cavaliere e il segretario del Pd stanno stanno lavorando da qualche giorno con grande intensità Enrico Letta e Angelino Alfano. E il faccia a faccia potrebbe essere fissato per la fine della prossima settimana. Cioè a ridosso delle dimissioni di Giorgio Napolitano, quando si potranno vedere con maggior chiarezza le vere carte in mano ai partiti per il nuovo Capo dello Stato. «Per il momento siamo ancora alle schermaglie – avverte il senatore Andrea Augello – E non sono neanche troppo ottimista sul fatto che tra Bersani e Berlusconi ci sia aria di accordo. Quello che Renzi vuole fare il segretario del Pd lo sapeva già, non vedo cosa possa essere cambiato in questi giorni». E Berlusconi, nonostante la situazione di spaccatura del Pd lavori a suo favore, resta infatti cauto. Perché non è sicuro fino in fondo che Pier Luigi Bersani voglia veramente arrivare a un’intesa e soprattutto che riesca anche a farla digerire all’ala più estremista del suo partito. Così ieri è tornato a invocare – con un intervento sul sito Forzasilvio.it – un governo di larghe intese «per senso di responsabilità», spiegando di essere contrario a tornare di nuovo al voto. Avvertendo però di non avere assolutamente paura di un nuovo confronto elettorale. «La nostra posizione è chiara e nota a tutti – ha scritto – La prima preoccupazione è per lo stato dell'economia, per le imprese, per i lavoratori in difficoltà e per le famiglie. Per prendere le misure necessarie e urgenti per uscire da una austerità rovinosa e per far capire in Europa e ai mercati che l'Italia c'è, abbiamo dichiarato di essere disponibili a far nascere un governo di coalizione guidato da un rappresentante del Partito democratico». Ma a Berlusconi preme soprattutto sottolineare che il centrodestra ha il diritto di intervenire sulla scelta del prossimo Capo dello Stato: «Abbiamo anche sostenuto con forza che, di fronte alla tripartizione paritaria dei voti uscita dalle elezioni, è impensabile che la sinistra si appropri di tutte le cariche istituzionali. Anche in questo caso ci siamo resi disponibili ad una scelta comune, perché il Presidente della Repubblica deve rappresentare un fattore di unità e di garanzia per tutti e non un ulteriore elemento di divisione». Poi ci sono i sondaggi, quasi tutti a favore del centrodestra: «Gli elettori mostrano di apprezzare la nostra proposta, al punto tale che se si rivotasse saremmo in grado di prevalere sia alla Camera che al Senato. Ciononostante il ricorso alle urne entro giugno non rappresenta la nostra prima scelta perché noi sappiamo bene che la cosa più urgente è far uscire il Paese dalla crisi nel tempo più breve possibile». Ma il Pdl, in caso di rifiuto a trovare un accordo da parte del Pd, è prontissimo a tornare al voto: «Noi riteniamo quindi prioritario ed anzi, indispensabile, dare vita subito a un governo stabile e forte. Soltanto se il Partito democratico dirà "no" a questa soluzione, si dovrà ricorrere alle elezioni anticipate». Per il futuro, comunque, il Cavaliere spiega di volere solo un ruolo di regista, senza più un impegno diretto. «Come sapete bene non chiedo nulla per me, né ruoli istituzionali né ruoli di governo – è la conclusione – Chiedo solo di poter continuare a svolgere il compito che mi è stato affidato ancora una volta dai nostri elettori e cioè quello di tenere unito il centrodestra e di contribuire a far uscire il nostro Paese da questa crisi che è la più grave dal dopoguerra ad oggi».

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