I saggi finiranno il loro lavoro in tempi brevissimi, prima comunque dell’inizio delle votazioni per il nuovo Presidente della Repubblica, rimettendo a Napolitano considerazioni su alcune riforme istituzionali e alcune misure socio-economiche. A quel punto, il Presidente si troverà di fronte ad un bivio: attendere «congelato» i giorni che lo separano dall’elezione del successore; oppure fare subito tesoro del lavoro delle due commissioni. La prima soluzione appare sicuramente rispettosa del nuovo Presidente, ma molto attendista, tradendo il ruolo propulsivo che Napolitano ha svolto finora. La seconda soluzione confermerebbe lo svolgimento di un ruolo attivo fino alla conclusione del mandato, come peraltro il Presidente ha più volte richiamato, e potrebbe tradursi in un atto formale di nomina. Ma è evidente che aspettare il nuovo Presidente per la formazione del Governo comporterebbe una ulteriore perdita di tempo. Come uscirne? Nel 1953 la «legge truffa» non scattò; l’incarico a De Gasperi, leader di una DC vincitrice a metà, fallì e il Capo dello Stato nominò, senza ulteriori consultazioni, Pella, che si presentò in Parlamento e raccolse la fiducia. De Gasperi, vincitore dimidiato, caratterizzò il Governo solo come un «Governo amico». La situazione non è dissimile. Sulla base delle proposte delle Commissioni, il Presidente uscente potrebbe, senza ulteriori consultazioni, nominare un Premier «amico» del vincitore dimidiato, invitandolo a presentarsi in Parlamento per la fiducia. Come è noto, il Governo è tenuto per prassi a presentare le proprie dimissioni al Presidente neoeletto. Si tratta di dimissioni di cortesia, che vengono respinte. In questo caso, invece, le dimissioni presentate implicherebbero una valutazione sostanziale del nuovo Presidente. È evidente che se, nelle more dell’elezione, il Governo avesse già ottenuto la fiducia, sarebbe difficile accogliere le dimissioni. In caso contrario le dimissioni del Governo verrebbero accolte, permettendo al Presidente un giro di consultazioni, prima di procedere allo scioglimento. Siamo al limite. Ma tutto è ormai al limite. E sarebbe un modo che permette a Napolitano di dare un’ultima mano a questo Paese martoriato dalle fazioni.
Paese al limite Come nel 1953 Governo amico
di Beniamino Caravita I saggi finiranno il loro lavoro in tempi brevissimi, prima comunque dell’inizio delle votazioni per il nuovo Presidente della Repubblica, rimettendo a Napolitano...